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Il caso del Marybistrò  

Giovanardi e la cannabis: no a promozione equivoca

IL DIBATTITOCarlo Giovanardi, l’ex senatore da sempre contro la liberalizzazione delle droghe leggere, era già sceso in campo chiedendo al questore se quel bar a due passi dal Duomo avesse tutte le...

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IL DIBATTITO

Carlo Giovanardi, l’ex senatore da sempre contro la liberalizzazione delle droghe leggere, era già sceso in campo chiedendo al questore se quel bar a due passi dal Duomo avesse tutte le carte in regola per il tipo di prodotti che intendeva offrire alla clientela. Si tratta del Marybistrò di via Selmi, ora chiuso per un mese dopo i controlli della polizia: è stato trovato principio attivo superiore a quello consentito in 5 su 8 campioni di prodotti analizzati (profumatori per ambienti).Giovanardi spiega: «Avevo scritto al questore di fare le opportune verifiche. Per legge questi prodotti possono essere venduti esclusivamente o come profumeria, ovvero oggetti per profumare, o per collezione mentre le intenzioni dei gestori erano molto diverse, somministrazione di bevande e altro ancora. Ritenevo che fosse dovere del perfetto e del questore di verificare se le condizioni di legge erano rispettate o no». «Per legge dunque vendita come oggetti da collezione e per uso profumo, per profumare l’ambiente» ribadisce Giovanardi che ricorda come ci sia «il problema, dimostrato ormai scientificamente, che chi compra la cannabis light può trasformarla a casa con principio attivo arricchito e quindi può fumarsela». E ancora: « C’è il problema non da poco del Consiglio superiore di Sanità: in un parere ha affermato che non si può vendere nei pubblici esercizi perché comunque è un medicinale. Anche se in percentuale ridotta c’è sempre il principio attivo, il Thc, che dovrebbe essere venduto solo in farmacia. È stato momentaneamente bloccato dal ministro alla salute e l’ha inviato all’avvocatura di Stato». Giovanardi attacca: «Modena è tutto un proliferare di negozi che diffondono la cultura della cannabis come intrattenimento, non certo da “collezione”. È una cosa che preoccupa l’opinione pubblica perché è una specie di scivolo verso la diffusione sempre più grande dei cannabiniodi. È evidente che la funzione è quella di ampliare un mercato. Un conto è dire rilanciamo la canapa per i vestiti, per una serie di utilizzi leciti e un conto è utilizzare la normativa in questa maniera, con una promozione a dir poco equivoca dell’utilizzo che si vuole fare della cannabis». —

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