Seychelles da incubo: agenzia condannata a risarcire tre modenesi
Doveva essere la vacanza dei sogni e invece il loro viaggio alle Seychelles è diventato un incubo: letti insufficienti, la camera in un magazzino, muratori al lavoro giorno e notte
Modena Doveva essere la vacanza dei sogni e invece il loro viaggio alle Seychelles è diventato un incubo: letti insufficienti, la camera in un magazzino, muratori al lavoro giorno e notte, piscina inutilizzabile e persino divieto di balneazione causa squalo. La vacanza non è stata goduta e il danno subito, come ricostruito in sede processuale, «è notevolmente superiore alla soglia della tollerabilità». Per questo motivi il giudice del Tribunale Civile di Modena ha condannato l’agenzia di intermediazione a rimborsare il pacchetto del viaggio alle tre clienti danneggiate e a risarcirle con una cifra “equa”: 500 euro a testa.
Il caso arrivato a sentenza pochi giorni fa mostra in modo lampante le differenze sostanziali tra le promesse di viaggio di un catalogo in agenzia viaggi e la realtà. L’agenzia viaggi non ne aveva però colpa, va detto subito, come ha chiarito il giudice. È stata l’agenzia di intermediazione a doverne rispondere. Ma vediamo da vicino cosa è successo.
L'INCUBO Le tre modenesi coronano il sogno di un viaggio sulle spiagge bianche e il mare cristallino delle Seychelles comperando in agenzia un pacchetto “viaggio su misura”. Il costo è di 7.535 euro in tutto. Ma la vacanza, avvenuta per dieci giorni nell’agosto 2011, non è stata certo in linea con quanto indicato dal tour operator. Arrivano all’hotel di lusso e sistemandosi nella camera tripla “tipo superior” scoprono che manca un letto. Per ottenerlo devono insistere fino a sera. La camera stessa non è certo quella che immaginavano: è uno stanzone da magazzino. La tenda della doccia è tenuta insieme da una barra fermata da un legnetto. Al terzo giorno vengono trasferite in una camera più adeguata. Ma c’è un problema: l’hotel è in piena ristrutturazione. Giorno e notte si sentono i rumori e il passaggio dei muratori è incessante. «Uno stress acustico insopportabile e un viavai di operai che impedivano il riposo», spiegano due testimoni ascoltati dal giudice. Causa lavori era anche vietato avvicinarsi alla piscina. E, beffa finale, la più crudele, non restava neanche il mare. Il bagno era categoricamente vietato: uno squalo aveva da poco ucciso un turista. Insomma un inadempimento su tutta la linea che rendeva la vacanza del tutto difforme dagli standard di qualità offerti. Per questo il giudice ha riconosciuto il “danno da vacanza rovinata», condannando l’agenzia intermediatrice a rifondere i 7.535 euro e a pagare il risarcimento di 500 euro a testa. —
CARLO GREGORI
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