L’arte di strada a Milano Grandi letterati ritratti sulle serrande parlanti
L’arte di strada è come un cane randagio. Mica sai se puoi fidarti. La osservi guardingo, la degni di uno sguardo frettoloso, il più delle volte non t’avvicini. Potrebbe mordere. Eppure a Milano l’han...
L’arte di strada è come un cane randagio. Mica sai se puoi fidarti. La osservi guardingo, la degni di uno sguardo frettoloso, il più delle volte non t’avvicini. Potrebbe mordere. Eppure a Milano l’hanno promossa come si fa con gli studenti difficili che poi ci hanno dato tante soddisfazioni: con entusiasmo. Il Festival BretArt s’è inventato il MUDO, Museo Urbano Diffuso Obbligatorio, e ha trasformato le serrande di via Laura Solera Mantegazza a Brera in una galleria di stencil-ritratti di scrittori-simbolo della storia della letteratura; Dante Alighieri, Franz Kafka, Wolfgang Goethe, Friedrich Hölderlin, e poi Giacomo Leopardi, Arthur Schopenhauer, Miguel de Cervantes, Arthur Rimbaud, Rainer Maria Rilke. Dieci serrande in cerca d’autore sulla strada di un mondo che vive un momento tormentato, disperatamente orfano di parole capace di dargli conforto. L’artista Pablo Pinxit ha affidato a mute saracinesche un messaggio poetico e fortemente iconico che guarda dritto negli occhi il passante distratto. “Non ti curar di loro ma guarda e passa”, un verso celebre di Dante che ben potrebbe adattarsi anche alla contemporaneità. “Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole”, un monito di Goethe che sembra evocato direttamente dal serramento. “La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare”, e dopo la poesia del pensiero filosofico di Schopenhauer potremmo passare alla dedica di Cervantes: “Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro. A tutti quelli che ancora si commuovono. Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni”. Bisogna dire che qualche volta, per fortuna, l’arte contemporanea rinuncia alla tentazione di essere noiosamente ripiegata su se stessa e brilla di una luce che in tanti possiamo vedere. Mettere in relazione la pratica artistica con l’esercizio della scrittura, con la potenza sconfinata del messaggio letterario, può essere senz’altro considerato un upgrade, ed è una ricchezza per la quale, per una volta, oltre all’estro dell’artista, dobbiamo ringraziare lo spirito illuminato della cosa pubblica, che l’ha incoraggiato. Ironia della sorte Rimbaud diceva “Ora posso dire che l'arte è una sciocchezza”. Viva le serrande parlanti. —
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