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Sfila la rabbia dei SiCobas contro il caporalato

Valentina Corsini
Sfila la rabbia dei SiCobas contro il caporalato

Almeno in 300 al corteo dalla Castelfrigo fino in piazza: «Basta sfruttamento». La senatrice M5s: «Siamo con voi»

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Erano 300 i lavoratori di fabbriche, macelli e magazzini che hanno aderito ieri allo sciopero generale dei sindacati di base ed indetto dai SiCobas di Modena, per opporsi a caporalato, sfruttamento e razzismo. Un raduno che è partito alle 10 dall’Alcar Uno, per poi arrivare in piazza alle 12,30, con tappe davanti alle fabbriche che sono da tempo nel mirino della lotta di lavoratori e sindacati. Una su tutte, la Castelfrigo.

La manifestazione è stata presidiata per tutto il tempo da carabinieri, polizia, Digos e polizia municipale. Uno sciopero generale che oggi si sposterà a Roma.

«Partiranno 120 pullman da tutt’Italia per la capitale, 6 dei quali, più diverse auto, da Modena. Andremo a manifestare contro il decreto Salvini che vuole colpire la lotta degli operai e gli stranieri. Perché la maggior parte dei nostri iscritti sono proprio operai stranieri che con il sudore della loro fronte producono però la ricchezza di Castelnuovo e di Modena» ha spiegato Marcello Pini dei SiCobas.

In mezzo ai manifestanti anche la deputata del Movimento Cinque Stelle Stefania Ascari: «Sono qui per i lavoratori perché anch’io ho fatto l’operaia: sul posto di lavoro ci devono essere serenità e rispetto dei diritti. Bisogna dare supporto a chi ha scoperchiato il sistema del caporalato. L’interrogazione sulla vertenza Nuova Gm di Camposanto, invece, che ho depositato al ministro Di Maio dopo aver ascoltato il grido di aiuto dei lavoratori, avrà risposta a breve».



«Qui più di 50 lavoratori sono stati licenziati con un sms. Abbiamo fatto un primo blocco e raggiunto un primo accordo che non è stato però rispettato: dopo un anno gli operai non sono rientrati in azienda. I padroni si sentono protetti e continuano a sfruttare gli operai: non possiamo accettarlo» ha detto Enrico Semprini dei SiCobas davanti all’azienda.

Durissimo l’intervento di uno dei tanti lavoratori stranieri presenti: «Dobbiamo riprenderci i nostri diritti, combattendo lo schiavismo. Gli immigrati lavorano in Italia come gli italiani e devono avere gli stessi diritti. Invece i padroni ti sfruttano e ti fanno lavorare di più se sei immigrato. È ora di dire basta a questo caporalato mafioso».



«Siamo qui, davanti al monumento al maiale, animale simbolo della ricchezza che deriva dallo sfruttamento - ha puntualizzato Semprini quando il corteo è giunto in centro - è ora che tutta Castelnuovo sappia delle malattie articolari a cui vanno incontro gli operai che, lavorando nel settore carni, devono darsi il cambio in maniera frettolosa per stare dietro ad una produzione sempre più insostenibile».

«Ci sono lavoratori stranieri che si spaccano la schiena tutti i giorni: non sono immigrati irregolari come dice Salvini - denuncia un altro manifestante - Salvini con i suoi decreti e Renzi con il Job act prima di lui hanno fatto disastri. Loro non vogliono che scioperiamo ed alziamo la testa. Ma non ci fanno paura, perché siamo in tanti. Non ci fermeremo qui». —





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