“Angela Serra”? Ospite al Com «È nel rogito della donazione»
L’oncologo: «Non siamo volgari delinquenti che occupano abusivamente quegli spazi Unimore ce li affidò dal 2001 con un atto ufficiale»
L’associazione Angela Serra non ha mai occupato abusivamente spazi del Com, ripete, e non ha mai utilizzato a scrocco telefoni e computer. Quanto a se stesso, il professor Federico respinge ogni accusa di peculato e abuso d’ufficio.
Le ragioni che porta sono chiare: nel rogito del 1999 con il quale l’Angela Serra donava il Com, riservando il terzo e quarto piano all’Università, si legge che il Com avrebbe “ospitato” l’Angela Serra e Fil.
D’altra parte, spiega l’oncologo, a riprova che l’accusa di essersi impossessato senza autorizzazione di stanze per non pagare l’affitto è assurda si capisce dal fatto che quegli spazi sono stati affidati dal Consiglio di amministrazione di Unimore fin dal 2001. Insomma, tutti sapevano tutto.
La lettera partita dall’Università che ha generato la denuncia e ora la richiesta di rinvio a giudizio (non è del Policlinico come scritto per errore, ndr), sostiene che non c’è contratto d’affitto che giustifichi la presenza di Angela Serra al Com. Infatti il contratto non c’è perché, spiega Federico, non solo il Com è stato voluto e realizzato dall’Angela Serra, ma l’associazione ha messo a disposizione dell’oncologo il personale ed energie e «ha provveduto a erogare contributi in favore dell’Università per oltre 1,5 milioni». Perciò si sente trattato come un delinquente di strada mentre, «viceversa, in quei locali veniva svolto un meraviglioso lavoro di ricerca e di impegno solidale noto a tutti e soprattutto ai donatori del Com che ora si vuol far passare per parti lese».
E la vicenda del Registro Tumori? Anche in questo caso è stato chiesto il processo per peculato. Federico spiega che nel 1999 all’Agela Serra fu affidata la raccolta e la registrazione dei dati del Registro nato nel 1988 (ma non l’elaborazione, ndr) e lo fece il direttore generale del Policlinico Cavina con regolare delibera.
«Tale incarico - aggiunge - fu ribadito negli anni successivi da tutti i direttori generali succedutisi». E all’Ausl dice: «Non mi sono mai appropriato del Registro né mi sono mai rifiutato di restituirlo. È rimasto nella mia disponibilità in quanto responsabile». Il motivo? La richiesta di restituzione del 2014 fu fatta a lui come presidente dell’associazione. Un errore: doveva essere fatta sì a lui ma come responsabile del Registro. Si rese disponibile, non fu mai contattato. —
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