Gazzetta di Modena

Modena

la prima udienza A CATANZARO 

Fatture alla ’ndrangheta L’imprenditore Botti dal giudice con altri 187

Sara Donatelli

Castelfranco. È accusato di avere costruito imprese fittizie «Con l’aggravante di agevolare attività illecite della cosca»

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CASTELFRANCO

È durata sei ore la prima udienza del processo Stige, che ha avuto luogo lo scorso venerdì presso il Tribunale di Catanzaro. 188 le persone che siedono sul banco del imputati accusati di essere appartenenti o fiancheggiatori della cosca di 'ndrangheta Farao-Marincola, attiva soprattutto in Calabria nella zona del Cirotano.

Le indagini, tuttavia, hanno subito posto in luce i legami della cosca con ambienti politici e imprenditoriali non solo calabresi, ma anche emiliano-romagnoli. Sono infatti dodici i nomi legati a doppio filo con la nostra regione e tra questi compare anche quello del modenese Roberto Botti. L’imprenditore 52enne, infatti, viene accusato dagli inquirenti di aver creato un vero e proprio sistema di imprese fittizie e di società cartiere impegnate in false fatturazioni per operazioni inesistenti “con l’aggravante - si legge nell’ordinanza - di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca di ‘ndrangheta e in particolare per conseguirne i vantaggi illeciti e assicurarne i proventi per il sostentamento del gruppo e accrescerne la capacità economica”.

Sempre nell’ordinanza, inoltre, si legge come l’imprenditore modenese Botti, si sarebbe “reso complice consapevole del raggiro fiscale” e “la disinvoltura con la quale ha agito dimostra una rilevante pericolosità sociale, tale da rendere inadeguata ogni altra misura meno grave degli arresti domiciliari”. Santino, Luigi e Carmine Muto vengono presentati come gli organizzatori di tale sistema: provvedevano, tramite prestanome, a costituire imprese destinate solo ed esclusivamente all’emissione di false fatture.

Tali ditte, pur essendo in Calabria, agivano anche al nord Italia soprattutto nelle province di Bologna, Modena, Cremona e Vicenza. Ed è in questo sistema che rientrano il modenese Roberto Botti e la sua ditta, la Botti Group srl. Dopo poco meno di un anno i 188 imputati sono adesso giunti davanti al gup Giacinta Santaniello, ma la prima udienza ha fatto emergere numerose criticità soprattutto sul piano della sicurezza e a livello logistico.

L’aula bunker del Tribunale di Catanzaro si è infatti rivelata troppo piccola per contenere le quasi 300 persone presenti, di cui circa 200 gli avvocati molti dei quali hanno dovuto seguire il dibattimento in piedi.

Le prime tre ore dell’udienza sono invece state dedicate alla costituzione delle parti civili, molto alte considerato il cospicuo numero degli imputati. Numerose, inoltre, le omissioni di notifica del decreto di convocazione dell’udienza contestate.

L’accusa, rappresentata dai sostituti procuratori della Dda, Domenico Guarascio e Vincenzo Luberto, ha invece annunciato il deposito di ulteriori atti investigativi legati all’indagine. La prossima udienza è prevista per il 12 novembre. —



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