B Braun, un altro passo verso il futuro Raddoppiata la zona di produzione
L’Ad Benatti: «In sei anni investiti 32 milioni, quasi triplicati gli addetti e presto un nuovo prodotto per il mercato Usa»
MIRANDOLA
In due slogan c’è tutta l’anima di B Braun Avitum, la divisione mirandolese del colosso biomedicale con base operativa in Germania. “Più grandi oggi, più forti domani” e “La più italiana delle multinazionali” raccontano ciò che sta dietro alla strategia dell’amministratore delegato Francesco Benatti e del suo staff. In sei anni, infatti, ossia dalla ricostruzione post sisma, sul polo di via XXV Luglio si è concentrato un importante lavoro di ampliamento e di innovazione che ha permesso a B Braun di aumentare sensibilmente la crescita, dare lavoro con un occhio di riguardo all’automazione.
IL NUOVO POLO OPERATIVO
Una struttura all’avanguardia che si sviluppa su una superficie di 1600 metri quadrati nella quale è collocata la nuova camera bianca, la terza realizzata nel giro di pochi anni. Il tutto ha richiesto un investimento complessivo di oltre 15 milioni, che porta il totale a 32 dal 2012 a oggi. E all’inaugurazione istituzionale - anticipata da un invito ai dipendenti che si sono ritrovati venerdì - ieri hanno partecipato autorità e portatori d’interesse. Insieme al vescovo Francesco Cavina, c’erano Palma Costi, assessore regionale alle Attività produttive e ricostruzione post-sisma; Patrizio Bianchi, assessore alla Scuola, università, ricerca e lavoro; il sindaco Maino Benatti e il presidente Confindustria Emilia Alberto Vacchi.
Realizzare la nuova zona di produzione ha coinciso anche con un aumento sostanziale delle assunzioni: dai 162 operatori del 2012, si è saliti a 270 nel 2017 per crescere a 380 quest’anno e con una prospettiva che porterà la dotazione organica a 450 nel 2020.
IL FUTURO
L’Ad Benatti ha le idee molto chiare, lui, mirandolese, sente su di sé anche l’onere della storia e dei padri fondatori del biomedicale. «Siamo abituati a parlare con i fatti - ammette - Abbiamo presentato il nuovo polo produttivo nel momento in cui lo si è reso operativo. Non siamo qui a vendere suggestioni, ma a proporre esperienze tangibili di crescita. Siamo diventati più grandi e in grado di rendere ancora più forte e radicata nel territorio la più italiana delle multinazionali».
Ma crescere significa anche formare il personale che in futuro avrà il compito di dare continuità alla fase radiosa di B Braun. «La nascita del tecnopolo e dell’Its ci è di grande aiuto - spiega Benatti - Se guardate dentro ai nostri laboratori l’età media è molto bassa. Si sta formando una nuova generazione di tecnici, ma è ancora poco. Automatizzare significa avere ingegneri che sappiano disegnare i macchinari, ma il progetto va di pari passo con la creazione di tecnici di produzione in grado di farle funzionare quelle macchine».
IL MACCHINARIO “MADE IN EMILIA”
Da due anni, sotto la regia di B Braun, c’è un progetto che condensa tutte le competenze biomediciali italiane e dell’Emilia in particolare. «Dietro questo investimento c’è un progetto innovativo da 100 milioni di euro - spiega - Francesco Benatti - Intorno a un brevetto già in nostro possesso abbiamo costruito un network di collaborazioni di sole aziende italiane di cui siamo capofila. Noi produciamo le sacche vuote, un’altra azienda la materia prima, cioè un antibiotico di nuova generazione, una terza si occupa del riempimento. E da una quarta provengono le attrezzature per il riempimento. Terminato tutto l’iter delle varie validazioni, B Braun potrà immettere sul mercato un prodotto innovativo sia dal punto di vista farmacologico sia tecnologico, partendo dagli Usa. Il nuovo impianto automatizzato nella camera bianca è una sorta di “fuoriserie” del biomedicale: settanta sacche ogni due minuti. 2.100 all’ora con una capacità massima di circa 10 milioni all’anno». —
F.D.
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