Domani la sentenza del processo Aemilia I modenesi a rischio
Dopo due settimane di clausura la Corte legge il dispositivo In attesa la famiglia Bianchini e il petroliere Gino Gibertini
Domani alle 9.30 nell’aula-bunker di Reggio si chiuderà il più grande processo di mafia al Nord, contro la ’ndrangheta che ha contaminato l’Emilia. E Modena.
Dopo 195 udienze e due anni e mezzo di battaglie legali, i 148 imputati conosceranno il loro destino giudiziario. La corte pronuncerà la sentenza di primo grado.
I pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi hanno chiesto pene complessive per 1.712 anni di carcere.
L’INFAMANTE 416 BIS
Sono 34 gli imputati accusati di associazione mafiosa, ora però appesantita da un “aggiornamento” di oltre 3 anni (il reato non è più fermo alle accuse datate 2015, perché la nuova formulazione arriva sino all’8 febbraio 2018).
IL DOPPIO BINARIO del processo
Nel marzo scorso si è concretizzato il doppio binario: 24 dei 34 accusati di essere l’ossatura del clan – con epicentro Reggio e dintorni – hanno scelto il rito abbreviato.
In questi giorni i giudici hanno vagliato montagne di imputazioni: oltre alla citata associazione mafiosa, detenzione di armi, spaccio di droga, estorsioni, usura, fatture false, intestazioni fittizie, riciclaggio, bancarotta fraudolenta. ..
Per la Dda di Bologna è il “ritratto” dell’Emilia, descritta come territorio in cui ha imperversato in modo capillare per anni una ’ndrina autonoma, anche se emanazione della cosca cutrese Grande Aracri. La sentenza arriva una settimana dopo il verdetto definitivo emesso dalla Cassazione sul troncone di Aemilia in cui – fin dall’inizio – gli imputati hanno puntato sul rito abbreviato. E molti dei quali in queste ore, divenuta definitiva per loro quella sentenza, vengono accompagnati in carcere.
L’ISOLAMENTO IN QUESTURA
Dal 16 ottobre, quando è stata enunciata la formula “Il tribunale si ritira”, il presidente Francesco Caruso - modenese che a Modena ha lavorato per tanti anni - e i giudici Cristina Beretti (presidente del tribunale di Reggio) e Andrea Rat si trovano in completo isolamento all’interno della questura di Reggio, tra vita quotidiana e misure di sicurezza rafforzate, come la vigilanza esterna 24 ore su 24. Una quotidianità blindata, quella dei tre giudici, che non possono avere nessun contatto con l’esterno né ricevere visite, per evitare condizionamenti. Domani, dopo 15 giorni di camera di consiglio, ne usciranno per la lettura del dispositivo, mentre le a dir poco articolate motivazioni arriveranno con l’anno nuovo.
I MODENESI
Gli imputati modenesi sono più di uno. I più famosi i due imprenditori Bianchini e Gibertini. Augusto Bianchini di San Felice, con la moglie Bruna Braga, è accusato tra l’altro di concorso esterno in associazione mafiosa. a giudizio anche i tre figli. Gino Gibertini, ex presidente del Modena Volley e petroliere, invece, saprà come è stata valutata la presunta estorsione di stampo mafioso, per essersi rivolto al clan allo scopo di recuperare un credito. —
A.SE.
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