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In un convegno della Cisl regionale presentati dati sul futuro della città Assistenza e rete sanitaria da rivedere: «Così il sistema non regge» 

L’Emilia è più vecchia Anziani oltre gli 85 anni verso quota 225mila

L’Emilia è più vecchia Anziani oltre gli 85 anni verso quota 225mila

LA RICERCAAnche l’Emilia-Romagna è sempre più vecchia. Al ritmo attuale, gli anziani over 85 residenti al 2035 si avvicinano a quota 225.000 (erano meno di 125.000 nel 2002). E sempre al 2035, le...

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LA RICERCA

Anche l’Emilia-Romagna è sempre più vecchia. Al ritmo attuale, gli anziani over 85 residenti al 2035 si avvicinano a quota 225.000 (erano meno di 125.000 nel 2002). E sempre al 2035, le donne residenti in età feconda (15-49 anni) caleranno verso quota 830.000 (erano oltre 900.000 nel 2002).

Si tratta dei principali numeri, a fianco di altri, che fanno lanciare l'allarme alla Cisl Emilia-Romagna, ieri mattina a un convegno ad hoc a Bologna con l'assessore regionale alla salute Sergio Venturi e il presidente regionale di Anci Michele De Pascale, tra gli altri. Maurizia Martinelli della segreteria regionale Cisl ha posto l’accento sulle questioni più delicate e spinose: «Non possiamo più ragionare come se ci fossero ancora le reti sociali e famigliari degli anni '70-80. Se lo lasciamo così com'è, il sistema regionale non reggerà. Se lo lasciamo così com'è e allo stesso tempo aumentiamo di molto le risorse, il sistema potrà reggere ma non essere efficace. Dobbiamo renderlo più sostenibile, quindi, integrando di più i servizi tra loro e investendo. Continueremo ad insistere ai tavoli con la regione: Bonaccini- è l'appello della segretaria Cisl anche in vista del prossimo mandato in Regione - dovrebbe innescare uno slancio per il futuro. Siamo una popolazione che invecchia, quindi abbiamo bisogno di più e servizi diversi».

Non mancano in sala gli spunti critici, pur nell'ambito di un sistema che funziona.

Si ricorda che le case della salute e gli ospedali di comunità spesso risultano presidi isolati, che la governance dei distretti va rivista e anche i sindaci possono fare meglio, che l'assistenza domiciliare (senza arrivare alle inchieste sui maltrattamenti) resta l'elemento più critico nei servizi sociosanitari accreditati, che i fondi sulla non autosufficienza a cascata dal livello nazionale non bastano.

Oggi le statistiche dicono che 28 persone su 100 tra i 65 e i 74 anni sono a rischio malattie, e nella stessa fascia d’età 7 sono a rischio disabilità e 4 già con disabilità. Tutte cifre che salgono in termini assoluti se la fascia d’età analizzata cresce e ci si proietta tra gli over 75: solo 36 su 100 le persone in buona salute, 24 quelle a rischio disabilità e 20 quelle disabili.

Analizzando i dati delle persone dimesse dalle aziende sanitarie e dalle reti ospedaliere modenesi nel 2017, si vede come il 57,5 per cento abbia problemi di autonomia e disabilità, il 4,3 per cento sia già in carico ai servizi sociali e il 19,9 per cento viva da solo. Tutti riflessi di una situazione che, lo dicono i numeri, potrà cambiare solo in peggio. —

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