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Modena. Usl, paghe ridotte Fischi e cartelli ma salta l’accordo: via agli scioperi

Saverio Cioce
Modena. Usl, paghe ridotte Fischi e cartelli ma salta l’accordo: via agli scioperi

Per oltre 4 mila dipendenti resta il taglio di 100-150 euro Dal 12 novembre scioperi e blocco degli straordinari

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MODENA. “Ver-go-gna, ver-go-gna, ver-go-gna!” Lo slogan scandito per ore, senza interruzioni, da parte di centinaia di dipendenti Usl in viale Martiri arrivava forte e chiaro al primo piano della Prefettura.

Lì ieri mattina c’era l’incontro tra i vertici della sanità modenese e i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil per tentare l’ultima carta di un accordo in extremis ed evitare le agitazioni. Quando alle 12.30 sono scesi i componenti della delegazione è stato subito chiaro, sin dalle prime parole al megafono, l’insuccesso. Il direttore Annicchiarico ha offerto solo di pagare le “fasce”: un contentino che riguarda si e no il 25% di infermieri e tecnici.

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La scelta è stata univoca. Dal 12 novembre via allo stato d’agitazione a tutto campo, dal blocco degli straordinari allo sciopero bianco, con il rispetto al minuto degli orari. Un problema enorme se si pensa le ore di straordinario accumulate in un anno sono oltre 250 mila. E tra le forme di protesta, per buona misura, ha preso corpo nelle assemblee anche l’ipotesi di incrociare le braccia, obbligando le direzioni sanitarie a ridurre ricoveri programmati, visite specialistiche e persino alla riduzione dei posti letto in tutta la provincia. Eppure Annicchiarico ha rivendicato il rifiuto di pagare i premi di produttività e quindi le buste paga di ottobre restano più povere, per infermieri e personale tecnico, di 100-150 euro. Il taglio rimane e rimarrà anche per i prossimi mesi.

«Per me 130 euro sono un terzo del mutuo e 90 euro sono quello che spendo ogni mese in benzina per andare a lavorare» recitava un cartello in maniera eloquente. È stato quel 10% in meno, decisivo per fare quadrare i conti nelle famiglie a fine mese, a scatenare il secondo slogan che è stato ripetuto per tutto il tempo dell’incontro.

“Vogliamo i nostri soldi”, scritto sugli striscioni improvvisati o sui pezzi di cartone appesi alcollo, è veramente il riassunto delle richieste che vengono avanzate con una compattezza mai vista prima nella sanità modenese. Il nodo infatti è sempre lì, e nessuno riesce a scioglierlo.

“L’impedimento dirimente” invocato dal direttore funziona secondo i dipendenti a giorni e categorie alterne: è stato ignorato per i dirigenti e i medici, ai quali sono state saldate tutte le spettanze, così come ai dipendenti del Policlinico, azienda sanitaria a sè stante, dove nessuno si è sognato di rimangiarsi gli accordi in vigore da anni.

«Ma cosa dicono questi documenti mandati dal ministero, il terzo mistero di Fatima?»

Trova anche il tempo di scherzare sotto l’acqua che flagella il presidio un infermiere con vent’anni di servizio alle spalle e chiede notizie su quell’ostacolo arrivato da Roma e che il direttore cita sempre senza mai farlo leggere a nessuno. Inevitabile che buona parte delle critiche ruota proprio attorno alle obiezioni-fantasma che avrebbero spinto il superdirigente a fare marcia indietro sul premio di produttività.

Busta paga tagliata da questo mese dunque, per gli oltre 4 mila dipendenti. Più del 10% di loro è rimasta per ore incurante delle raffiche di vento e acqua sino a quando la delegazione non è riapparsa sul portone per comunicare il fallimento del confronto.

I fischietti sono ripartiti tutti insieme, creando un fragore assordante, che ha scavalcato viale Fabrizi dall’altra parte del parco, arrivando sino a via Trento e Trieste.

Che succederà ora? A Bologna, in Regione, mal sopportano che il caso-Modena diventi una pietra d’inciampo nel settore sanitario, e per giunta a pochi mesi dalle elezioni. —


 

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