Gazzetta di Modena

Modena

Rissa della politica sulla casa famiglia di Medolla

Rissa della politica sulla casa famiglia di Medolla

L’interrogazione di Bergamini dopo gli episodi di cronaca Risposte vaghe e lui si scatena: «Struttura da chiudere».

3 MINUTI DI LETTURA





MEDOLLA

Duro scontro all’ultimo Consiglio dell’Unione dei Comuni Area Nord, quando a tarda notte si è discussa una interpellanza presentata dal consigliere Bergamini del Coordinamento Liste Civiche Bassa Modenese, che ancora una volta ha chiesto chiarimenti sulla gestione delle case-famiglia poste sul territorio comunale di Medolla ed in particolare sui fatti di cronaca che hanno visto ancora protagonisti i giovani ospiti di una delle due, nelle scorse settimane (episodi di stalkeraggio e di violenza, per i quali era stato necessario l’intervento delle Forze dell’Ordine).

Alle cinque richieste dell’interpellanza di far luce sulla situazione, l’Unione – a firma dell’assessore e sindaco di San Felice Alberto Silvestri e del responsabile del Servizio Minori presso i servizi sociali, dottoressa Pongiluppi – ha risposto in tre casi che i documenti richiesti non erano in loro possesso.

Bergamini chiedeva se l’arrestato per stalking fosse stato in passato ospite della comunità, se dopo la maggiore età avesse ancora avuto a che fare con la comunità e i contenuti del protocollo d’intesa firmato tra il Comune di Medolla e la casa famiglia in questione. Ad altre due domande di approfondimento ha dato risposte vaghe, riportando semplicemente informazioni già diffuse dai giornali.

«Senza fornire - incalza Bergamini - dettagli più consoni all’azione di controllo che ho voluto effettuare attraverso la propria interpellanza». Insomma, il nulla, e infatti poco dopo è scoppiata la polemica. Incalzato dalle domande di Bergamini, l’assessore Silvestri ha confermato ripetutamente che nonostante le materie siano di competenza dei servizi sociali e quindi di Unione Comuni, l’ente non è in possesso dei documenti richiesti.

In un clima infuocato, il Consigliere Bergamini ha sventolato copia della delibera di giunta del 26 giugno che contiene la convenzione con la Cooperativa per l’inserimento degli ospiti in progetti sociali, come la distribuzione dell’Indicatore Mirandolese o la pulizia delle aree verdi di quartiere: uno dei documenti di cui l’Ente invece avrebbe dovuto essere in possesso per motivi di competenza e che era stato di fatto negato per indisponibilità nell’interpellanza.

E così quella che poteva essere una occasione di confronto è divenuta linfa per nuove polemiche: Bergamini ribadisce «la totale contrarietà a questa forma di struttura che negli ultimi 15 mesi ha visto gli ospiti coinvolti ripetutamente in gravi fatti di cronaca».

«Non è possibile - continua - che l’Amministrazione Pubblica non intervenga pesantemente a contrastare il proseguimento dell’attività di un centro di accoglienza per minori ormai più che evidentemente inadeguato al suo scopo; lo stesso centro, come abbiamo visto dai controlli eseguiti, è risultato mal gestito anche finanziariamente, nonostante un sostegno statale di 70 Euro al giorno per ospite che dovrebbe permettere alla Cooperativa di mantenere la casa pulita, la dispensa e il frigorifero ben forniti e un servizio di educazione e sorveglianza di qualità; l’Unione ha deciso di fornire un ulteriore sostegno attraverso un protocollo di intesa che prevede l’accesso ai finanziamenti regionali previsti per le politiche giovanili. Ci aspettiamo che il risultato non cambierà. Occorre che le istituzioni locali si prendano la responsabilità di porre fine a questa gestione», conclude Bergamini, che da tempo segue criticamente la questione. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google