Centri di vicinato, la nuova era Meno commercio e più servizi
Ricerca del Comune presentata in commissione dagli assessori Ferrari e Vandelli Da Cognento all’Errenord, dall’Amendola alla Sacca: pregi e difetti delle strutture
Dal punto si vista statistico sono sedici, ovvero Cognento, Torrenova, Modena est, Fiori, le Torri, Amendola, Zeta, Giardino, Madonnina, Sacca, Parco, Leonardo, Wiligelmo, Nobili, Errenord e Rosselli.
Sedici “pezzi” importanti della rete commerciale modenese, ma da tempo in grande difficoltà, come dimostra il piano superiore del complesso della Sacca, quasi completamente vuoto. A occuparsi dei centri di vicinato cittadini è stata l’amministrazione comunale, che ieri sera in commissione Seta ha presentato una nuova ricerca per analizzare la situazione delle strutture e valutare iniziative per rilanciarle.
A illustrare i risultati del nuovo lavoro sono stati gli assessori Ludovica Carla Ferrari e Anna Maria Vandelli: «Quella dei centri di vicinato è una rete estremamente estesa - ha spiegato l’assessore alle Attività produttive - con una maggiore concentrazione nella zona sud-est della città. Questo censimento è importante, perché la prima cosa da fare per rilanciarli era rendersi conto del patrimonio che abbiamo». L’idea, comunque, è quella di non rilanciare i centri di vicinato «soltanto dal punto di vista del commercio - ha aggiunto Ludovica Ferrari - ma anche e soprattutto con nuovi servizi.
Per quanto riguarda le strutture, invece, alcune dovranno essere riqualificate, e in qualche caso si potrebbe anche valutare un abbattimento e successiva ricostruzione dell’edificio».
A ricordare che i centri di vicinato sono in crisi è stato invece l’assessore Vandelli: «Rispetto a quando sono stati pensati - ha detto - ovvero gli anni ’70 e ’80, all’interno di progettazioni urbanistiche di tipo residenziale, come quella di Torrenova, il commercio si è modificato di molto. Per questo, per agire è fondamentale capire come si è trasformato il commercio e quali sono le potenzialità: la rigenerazione si fa prima di tutto esaminando il contesto in cui ci si trova, analizzando le dinamiche dei consumatori». A illustrare la ricerca è stata quindi Silvia Sitton, dipendente comunale e ricercatrice di Economia all’Unimore: «Facendo un esempio di due centri di vicinato, abbiamo quello della Sacca e quello di Torrenova - ha spigato - entrambi situati nella zona nord della città, ben servizi dalle tangenziali e realizzati negli anni ’80.
Tra le due strutture ci sono però notevoli differenze: alla Sacca ci sono tanti locali vuoti, mentre a Torrenova no; alla Sacca non ci sono servizi pubblici attivi, mentre a Torrenova ci sono». Un’analisi da cui il Comune punta di ricavare le azioni da mettere in pratica per rilanciare i centri di vicinato: per quello della Sacca una delle ipotesi è quella di riempire i locali vuoti aprendo una serie di servizi per i giovani e gli stranieri, vista la composizione dei residenti. Dopo la presentazione sono intervenuti diversi consiglieri: «Il problema è che negli anni passati sono state agevolate nuove strutture medio-piccole - ha spiegato il capogruppo Mdp-Per me Vincenzo Walter Stella - di certo i servizi potrebbero aumentare la frequentazione, anche se il tema centrale è che se c’è la volontà di rilanciare, bisogna mettere a disposizione delle risorse economiche». «Io ho parecchi dubbi sul fatto che queste attività possano continuare a essere mini centri commerciali - ha aggiunto la consigliera Pd Simona Arletti - perché o questi esercizi hanno caratteristiche specifiche, o si trovano sul territorio altre soluzioni che hanno una merceologia più ampia. Insomma, trovo complicato immaginare il futuro di questi centri collegato al’ambito del commercio». —
L.G.
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