Modella di Modena sfigurata per colpa del laser «Ho vissuto reclusa per 7 lunghi anni»
Cristina Guidetti sfregiata durante un intervento al viso: il chirurgo è stato condannato per lesioni gravissime
MODENA. Per identificarli, aveva trovato il nome più naturale possibile: i mostri. E probabilmente sarebbe stato impossibile trovare un nome più adatto: cicatrici non rende l’idea, cheloidi è un po’ troppo tecnico.
Meglio mostri, allora: quei mostri che si portava addosso 24 ore al giorno, e che la sua bambina era costretta a vedere tutte le mattine, prima di andare a scuola senza la mamma, che proprio non se la sentiva di uscire di casa. Quei mostri oggi sono diventati fantasmi, perché 42 interventi con il laser li hanno attaccati e ridotti a piccole macchie, lasciando più spazio al bel sorriso di Cristina.
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Un sorriso difficile, perché la ex modella modenese ha vissuto sette anni terribili, o forse non li ha vissuti proprio, dal momento che li ha passati da reclusa in casa, perdendo il lavoro e vergognandosi anche quando abbracciava sua figlia. Cristina Guidetti oggi ha 45 anni: sei anni e nove mesi fa, il 31 gennaio 2012, aveva deciso di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica chiamato “resurfacing” al viso: in sostanza, si tratta di un’operazione fatta esclusivamente con il laser, che rimuove strato dopo strato la pelle danneggiata e tutti i suoi difetti. Un intervento che Cristina aveva deciso di fare ad Abano Terme, nel padovano, con il dottor Massimo Rambotti, 62enne di Foligno che la aveva già operata al seno.
«Allora lavoravo come modella per diversi studi - spiega Cristina - e mi avevano chiesto di fare da testimonial per alcuni prodotti per il viso: così ho deciso di sottopormi a quell’intervento per ridurre i segni dell’acne e alcune discromie».
Ma le cose, in quel San Geminiano di sei anni fa, non sono andate bene: dopo l’operazione, che in teoria prevedeva solo una decina di giorni di “impresentabilità”, sul viso di Cristina sono apparse decine di cicatrici.
«Mi sono immediatamente spaventata - riprende l’ex modella modenese - ma il chirurgo, che mi ha incontrato e visitato in alcune stazioni autostradali, continuava a dire che era tutto normale, e che quei segni se ne sarebbero andati». Ma la realtà è stata un’altra: nel giro di pochi mesi, le cicatrici si sono “gonfiate”, trasformandosi in cheloidi che hanno completamente sfigurato il viso della modella modenese. I mostri, appunto, che hanno distrutto la vita di Cristina: «Ho smesso di lavorare e di uscire di casa - racconta oggi - e ho vissuto esattamente come in un regime di carcere».
Le uniche uscite erano quelle per andare di centro in centro, da Firenze all’Inghilterra, per cercare di rimuovere quei segni orribili: un calvario durato oltre sei anni e che ha comportato 42 interventi con il laser.
«La svolta è arrivata quando sono andata al Centro grandi ustionati di Parma - riprende Cristina - dove grazie ai trattamenti dei dottori Caleffi e Stacchini ho fatto grandi progressi». Progressi che però hanno avuto un costo: complessivamente 93mila euro, che l’ex modella modenese ha speso per tutti gli interventi a cui si è sottoposta per rimuovere i cheloidi. Ma una buona notizia è arrivata due settimane fa, quando il Tribunale di Padova si è pronunciato sul caso: il chirurgo è stato condannato a un anno di reclusione - pena sospesa - per lesioni colpose gravissime, mentre al padre di Cristina sono stati riconosciuti 10mila euro di provvisionale.
Una sentenza positiva, per l’ex modella modenese, anche se sul processo ora incombe il pericolo prescrizione. Per quanto riguarda i risarcimenti, invece, al momento il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità del chirurgo attraverso un accertamento preventivo al quale seguirà la causa civile. Nel frattempo, Cristina ha ritrovato il sorriso, insieme alla forza di tornare al lavoro: oggi gestisce il “Benny’s bar” di corso Canalchiaro insieme al suo compagno. —
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