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Hanno disputato un match di pallavolo al carcere Sant’Anna  «All’inizio c’era un po’ di imbarazzo, ma lo sport ci ha unito» 

Quella partita speciale delle mamme del Corlo contro le detenute: «Esperienza profonda»

Giovanni Balugani
Quella partita speciale delle mamme del Corlo contro le detenute: «Esperienza profonda»

l’iniziativa del csiGiovanni Balugani / FORMIGINESolo la forza dello sport è in grado di abbattere per qualche ora barriere invalicabili come quelle di un carcere. La sua capacità aggregativa può...

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l’iniziativa del csi

Giovanni Balugani / FORMIGINE

Solo la forza dello sport è in grado di abbattere per qualche ora barriere invalicabili come quelle di un carcere. La sua capacità aggregativa può creare un sentimento di sorellanza tra donne che vivono esistenze lontanissime le une dalle altre. È in questa atmosfera che si è svolta la partita amichevole di pallavolo tra le mamme del “Free Volley” dell’As Corlo allenate da Alessia Bevini e la squadra delle detenute del carcere Sant’Anna di Modena. Un match organizzato nell’ambito del progetto in carcere “Il mio campo libero” che il Centro Sportivo Italiano di Modena porta avanti da diversi anni nelle strutture penitenziarie attraverso l’organizzazione di attività sportive e corsi di formazione, per offrire a queste persone uno spazio educativo e formativo nell’ottica del reinserimento nella società civile.

Ma un conto sono le parole, un conto è la realtà ed entrare davvero in un carcere: «È stata un’esperienza toccante - racconta Rita Costi una delle giocatrici del Corlo - Essere perquisite e lasciare i propri oggetti all’ingresso fa una certa impressione. Poi abbiamo attraversato un corridoio e abbiamo sentito le urla e visto i tanti detenuti uomini e ci siamo rese conte di come in realtà le donne siano davvero in netta minoranza. Un altro particolare che non dimenticherò è stato vedere i bambini che si accingevano a far visita ai propri genitori: è qualcosa che ti tocca nel profondo».

L’INCONTRO CON LE DETENUTE

Dopo i controlli le mamme del Corlo sono state accompagnate nel cortile del carcere, dove si trova anche un piccolo campo da volley in cemento.

Da una porta laterale sono arrivate le detenute: «C’erano ragazze giovani e anche signore più mature - continua Rita - Non nego che all’inizio c’era un po’ di imbarazzo per la situazione, ma quando ci siamo presentate la tensione è subito scesa. Eravamo preoccupate anche per il nostro nome (Free Volley, ndr) perché sembrava quasi una presa in giro, ma poi loro ci hanno spiegato che avevano scelto il nome “Freedom Sant’Anna”, e così con una battuta e tanti sorrisi il clima è diventato disteso e sereno».

Poi la partita, quella vera perché le donne del Sant’Anna si allenano da un anno: «Ci abbiamo messo un po’ ad abituarci al campo piccolo outdoor, ma con il passare dei punti ci siamo sciolte. Un set pari e nel terzo abbiamo mischiato le squadre per continuare a divertirci».

La partita è stata seguita da un terzo tempo in stile rugby, grazie alle torte portate dalle mamme del Corlo; un momento in cui i due gruppi hanno anche potuto chiacchierare e confrontarsi.

«Ho capito - spiega Rita - che come per noi lo sport è un momento di relax al termine della giornata in cui scacciare le problematiche della vita, anche per loro, forse ancora di più, la pallavolo rappresenta un mezzo per dimenticare la loro condizione. È stata un’esperienza utilissima per noi, che ci ha permesso di conoscere un ambiente che non avevamo mai visto prima». —

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