Gazzetta di Modena

Modena

INGEGNERIA E PROGETTAZIONE INTEGRATA 

«Con Politecnica portiamo all’estero le competenze e le idee italiane»

Stefano Turcato
«Con Politecnica portiamo all’estero le competenze e le idee italiane»

Francesca Federzoni guida la società cooperativa di Modena nell’espansione internazionale. I soci sono 40 professionisti

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Per chi non ha grande dimestichezza con edilizia, progetti, appalti e tutto quanto connesso può accadere che la modenese Politecnica venga facilmente fraintesa per una azienda di costruzioni e non sia percepita quale società di servizi di ingegneria.



In realtà Politecnica si contraddistingue per la capacità di integrazione tra competenze diverse – dall’impiantistica all’urbanistica, dal progetto strutturale a quello architettonico – grazie al lavoro in team dei professionisti interni specializzati in ogni disciplina: oltre 200 persone tra progettisti, pianificatori, ingegneri, consulenti e tecnici specializzati.

Altro elemento caratterizzante è dato dal fatto che si tratta di una società cooperativa composta da una quarantina di soci, professionisti dell’ingegneria, architetti, tecnici con competenze molto elevate. Non solo: alla guida della società di Modena da cinque anni c’è una donna, la cinquantenne Francesca Federzoni: un’altra connotazione particolare di questa azienda, tra le più importanti in Italia nel suo ambito. Quasi tutte le imprese di costruzioni non possono avere al proprio interno gli ingegneri richiesti specificamente per un determinato appalto: per questo diventano basilari così spesso l’intervento o la consulenza di una realtà come Politecnica, che dall’avvento di Francesca Federzoni al vertice si sta sempre più caratterizzando per la sua internazionalizzazione e l’impegno crescente in appalti di diverso tipo nel mondo.



Politecnica sviluppa progetti in ogni campo, pubblico e privato, nella scuola e nella sanità, nell’industria, nei servizi, nelle infrastrutture e, con la divisione internazionale, interviene nella progettazione di opere civili e infrastrutturali in tanti Paesi in via di sviluppo nell’ambito di progetti finanziati da istituzioni internazionali. La società ha 5 sedi in Italia: a Modena, Milano, Bologna, Firenze, Catania. È presente in 11 Paesi all’estero: Armenia, Belize, Costa d’Avorio, Ghana, Malta, Palestina, Repubblica democratica del Congo, Sierra Leone, Turchia, Etiopia, Kenya. Ha firmato lavori in oltre 50 Paesi nel mondo.

Il fatturato 2017 è di circa 15 milioni, in notevole crescita nel 2018 e con aumento sempre più significativo della percentuale estera, che l’anno scorso era al 30,8%.



Ma chiediamo a Francesca Federzoni, che ricopre anche la carica di vicepresidente di Legacoop, di descrivere il processo di internazionalizzazione in cui si sta impegnando Politecnica: «Oggi - dice - Politecnica è impegnata con un piano di sviluppo che ha una forte connotazione sul fronte internazionale. La società sta progettando interventi in molte parti del mondo, intervenendo in particolare in opere caratterizzate da un elevato livello di complessità tecnica dove vengono particolarmente apprezzate l'esperienza e la preparazione dei nostri professionisti. Questo è per noi motivo di particolare orgoglio, riuscire ad andare all'estero e portare professionalità e competenze italiane. Così come poter mettere a disposizione di progetti che si realizzano in Italia l'esperienza maturata all'estero in progetti internazionali. Lavoriamo abitualmente con importanti player internazionali che realizzano in Italia le proprie sedi e stabilimenti e che molto spesso si affidano a noi anche per replicare interventi in altri Paesi».

L’elemento caratterizzante dell’azienda è l’integrazione delle discipline.

«La nostra società si basa su un modello di cultura condivisa e diffusa che affonda le sue radici proprio nel territorio di Modena, che ha da sempre una forte vocazione e una cultura tecnico professionale. Questo modello ritengo che esprima appieno il nostro modo di affrontare ogni progetto, un approccio integrato delle diverse discipline, mettendo insieme la progettazione strutturale, unita all'architettura, all'impiantistica. Questo consente di realizzare opere in cui ogni aspetto è studiato per funzionare in modo integrato al resto. La progettazione integrata è l'approccio che ci consente di affrontare interventi molto complessi come ad esempio la realizzazione di strutture ospedaliere, dove abbiamo un'esperienza rilevante. Stiamo attualmente lavorando all'ampliamento dell'ospedale di Køge in Danimarca che diventerà uno dei primi poli ospedalieri danesi grazie proprio all'esperienza realizzata in questo settore sia in Italia con gli ospedali di Pordenone, Sassari e La Spezia sia all'estero, come ad esempio il recente East African Kidney Institute in Kenya».



Quella di Poliecnica è un’attività significativa anche riguardo le infrastrutture.

«Quando progettiamo un'opera di interesse pubblico - risponde Francesca Federzoni - che sia un ospedale o un ponte o una strada, bisogna anzitutto pensare alle ricadute per il territorio, per le comunità locali e per l'ambiente in cui l'opera è inserita. Questo oggi è un elemento essenziale nel lavoro di un progettista di Politecnica. Va considerata non solo l'opera di ingegneria in sé ma le persone che la utilizzeranno e non avere la presunzione di guidare la realizzazione solo dal punto di vista tecnico ma entrare nelle esigenze delle comunità. Solo in questo modo è possibile dare vita a un progetto che sia veramente funzionale alle persone». —



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