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Il monito delle donne antimafia «Non abbassiamo la guardia»

Daniele Montanari
Il monito delle donne antimafia «Non abbassiamo la guardia»

Le loro testimonianze nell’incontro organizzato dall’associazione Agende Rosse Fiorenza Brioni, ex sindaco di Mantova: «Il Nord non è esente dalla criminalità»

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Testimonianze di etica, coraggio e impegno civile come quelle sentite domenica a Serra lasciano veramente il segno, rimbombando nelle coscienze. Sono venute dalle tre donne antimafia nell’incontro organizzato in sala di Cultura dall’associazione Agende Rosse col sostegno del presidio del Frignano di Libera. Sabrina Natali, che ha documentato ogni fase del processo Aemilia (sulla pagina Fb Agende Rosse Modena e www.processoaemilia.com) pur essendo mamma e lavoratrice. Catia Silva, ex consigliere comunale d Brescello, Comune già sciolto per mafia dove ha subito pesantissime minacce. E Fiorenza Brioni, ex sindaco di Mantova (2005-2010) finita nel mirino per il no a un piano di lottizzazione da 200 villette e un hotel sulla sponda sinistra del lago Inferiore.

«Come Presidio del Frignano – ha introdotto il referente Paolo Fantini – viste le vicende giudiziarie di Serra, abbiamo capito che bisogna lavorare molto sulle coscienze: c’è un modo di pensare che si può sradicare solo con informazione e testimonianza».

La modenese Natali ha scelto la strada di un poderoso lavoro di documentazione messo a disposizione di tutti: «Quando ho cominciato a registrare e trascrivere le prime udienze – ha raccontato – ho capito che non potevo tenere queste cose per me: dovevo fare da cassa di risonanza per tutti». Un lavoro fatto anche di schemi e sintesi di grande efficacia nel mostrare come la mafia si sia ben insediata in Emilia Romagna, dove si calcolano dalle 50 alle 80 cosche.

Catia Silva ha raccontato delle minacce subite nel 2009 quando si oppose all’inserimento in lista di personaggi “sospetti”. Della difficoltà a fare raccogliere la sua denuncia «perché a Brescello doveva essere solo il paese di don Camillo. “Ti ficco la canna della rivoltella in gola” mi hanno urlato in una piazza alle 11.30 della mattina – ha riferito – tutti hanno sentito ma sapete cos’è successo? Che la piazza si è svuotata. Hanno cercato di bruciami la casa, mi hanno spedito un proiettile per posta...».

Ne è poi nato un processo che ha condotto nel marzo 2017 a cinque condanne per minacce continuative di stampo mafioso.



Un fiume in piena Fiorenza Brioni nel fotografare la sua esperienza contro la lottizzazione “Lagocastello” in cui si trovò contro anche parte del suo stesso partito, il Pd: già nel Consiglio di insediamento, il 5 maggio 2005, dovette fare i conti con 8 dei “suoi” che non si presentarono subordinando il giorno dopo la loro presenza in amministrazione all’accettazione di una serie di impegni. «Guarda caso – ha sottolineato - una serie di cose che riguardavano tutte l’urbanistica, eh? E al primo posto la lottizzazione Lagocastello». Poi naufragata nel 2012 con una sentenza del Consiglio di Stato. Ma prima, un esposto per minacce archiviato e poi una busta per lei arrivata in municipio con 17 proiettili. Una vicenda ancora da chiarire in tutti i risvolti, finita nell’inchiesta “Pesci” della Dda di Brescia sulla 'ndrangheta nel Mantovano. «Non sono infiltrazioni – ha detto - si tratta di una conquista vera e propria dei nostri territori. Vengono con la maschera dell’impresa e sostituiscono le nostre imprese, oppure le condizionano. E poi condizionano la politica. Non parlo solo delle città. Catia vi ha raccontato la sua esperienza in un piccolo Comune: ma sapete che se c’è un gruppo che mette in fila i voti e offre servizi ai politici... In una piccola comunità 150 voti modificano l’esito di un’elezione, eh? E loro si mettono sul mercato, perché non hanno delle preferenze particolari. Guardate che nella mia realtà sono partiti dai piccoli paesi. Da noi coi beni confiscati hanno iniziato a Bozzolo e Dosolo, che sono due paeselli sotto i 5mila abitanti». Netto il monito istituzionale: «Gli amministratori possono avere i più bei progetti del mondo - ha rimarcato - ma se non riescono a fare in modo che le nostre comunità possano vivere senza quantità di denaro che vanno in giro e comprano tutto e tutti, il più bel programma del mondo non è credibile».

Quindi l’accorato appello alla formazione, di cittadini e amministratori: «Gli anticorpi non si fanno con un discorso generico del tipo: “Abbiamo gli anticorpi perché noi siamo superiori a quelli del sud”. Possiamo dire “abbiamo gli anticorpi” se conosciamo, se siamo in grado di vedere le cose che succedono. Se insieme cerchiamo di costruire un’energia collettiva che ci permetta di contrastare questi fenomeni. Perché l’isolamento fa malissimo». —



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