Confische per milioni di euro Ai Bianchini tolti tanti terreni
Sessanta pagine dedicate all’elenco dei beni e valori tolti ad Augusto, Alessandro e a Bruna Braga. Si è colpito il cosiddetto “reimpiego”
Conti correnti bancari, locali, terreni, immobili, società e quote, auto, come una Lamborghini, una moto Harley Davidson, sparsi tra l’Emilia e Crotone, per un valore di milioni di euro. La sentenza di primo grado di Aemilia – severa nei confronti delle figure accusate di reimpiego, secondo il principio “follow the money” – ha sancito la confisca di una miriade di beni, riconducibili soprattutto ai fratelli Giuseppe e Palmo Vertinelli (definiti “il bancomat della cosca”), a Pasquale Brescia, ai Giglio, allo stesso Michele Bolognino (discoteche, bar e locali a Parma), già colpiti da sequestri preventivi.
Anche il patrimonio noto dei Bianchini viene azzerato. Confiscate pure le quote societarie di Nicola e Alessandra, pur assolti, nella Bianchini costruzioni srl. Quattro gli immobili (case e terreni) confiscati, a Monzuno di Bologna.
Alla Bianchini Costruzioni in liquidazione confiscati seri terreni seminativi, tutti a Sermide. Alla Bianchini Costruzioni srl confiscati 14 terreni agricoli a San Felice. I mezzi “espropriati” (camion, trattori, rimorchi... ) sono in tutto 93. Oltre a crediti, ad Alessandro Bianchini tolti 16 tra automezzi, camion e macchine operatrici). Alla sua ditta, la Ios, confiscati altri 4 automezzi. Alla Dueaenne sono stati confiscati 32 terreni produttivi tra Finale e San Felice, oltre a tre autocarri. Via anche i rapporti finanziari, i conti correnti, i depositi. In ogni caso occorrerà attendere la definitività delle condanne affinché i beni passino effettivamente di proprietà dello Stato.
Fatto sta che una sessantina di pagine del dispositivo in rito ordinario riguarda i beni che erano il motore della cosca. La novità è costituita dall’obiettivo di mettere la mano in tasca anche a quegli imputati che finora erano usciti indenni dalle misure patrimoniali e che, secondo il principio della confisca per equivalente, ora sono chiamati a restituire il patrimonio illecitamente accumulato, non esentando nemmeno i pentiti. Nel lungo elenco di proprietà compaiono luoghi assurti a simbolo dell’inchiesta, secondo il metodo abituale della cosca nostrana di “acquisire attività commerciali, da affidare alla gestione di prestanome, sfruttando gli ingenti guadagni derivanti dalla gestione delle attività illecite”.
Tra questi il ristorante “Millefiori” di Montecchio. —
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