Gazzetta di Modena

Modena

UN PATRIMONIO CONSISTENTE 

Tra affitti da pagare e quelli da incassare il Comune sorride: il saldo è positivo

Stefano Luppi
Tra affitti da pagare e quelli da incassare il Comune sorride: il saldo è positivo

Pubblicati gli elenchi degli immobili messi a locazione Ci sono affitti milionari ed altri di poche decine di euro

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I cittadini sono “proprietari”, attraverso il patrimonio pubblico comunale, di una ingente quantità di alloggi, negozi e terreni che via via vengono affittati a privati, enti, associazioni.

Gli stessi modenesi sono al tempo stesso, sempre attraverso le scelte compiute dall’ente locale, anche “affittuari” di altri soggetti che cedono i loro spazi per attività utili al Comune.

Il saldo tra le entrate - gli affitti dei locali dati in concessione - e le uscite, quanto cioè il Comune appunto paga, è piuttosto in positivo: nel 2017, ultimi dati disponibili, i 168 locali comunali concessi hanno fruttato poco meno di tre milioni di euro, mentre nello stesso tempo gli affitti sono costati alle casse pubbliche circa un milione e 600 mila euro.



I dati delle locazioni li fornisce il Comune stesso sul suo sito web rispondendo a una legge a cui non tutti gli enti pubblici si sono accodati in modo altrettanto trasparente.

Il Comune di Modena storicamente affitta molti dei suoi spazi a enti che ritiene utili per la comunità come circoli, associazioni, scuole. I nomi? Spulciando si trova l’Arci, alcune associazioni teatrali, cooperative, ma anche il Mercato Albinelli, la banda cittadina, le guardie ecologiche.



Un’ampia parte degli affittuari, proprio per le finalità sociali degli occupanti, paga poche centinaia poiché utilizzando la normativa vigente il Comune applica alla tariffa uno sconto dell’80%. Ecco dunque che in un anno l’associazione dei City Angels in via Canaletto sud paga 262 euro, l’associazione “La nostra voce” in via Cialdini 381 euro, gli alcoolisti anonimi in via Liberazione 237 euro e il circolo ricreativo dell’Azienda sanitaria locale in via Del Pozzo 154, tanto per fare qualche esempio.



Tra chi paga affitti più alti - naturalmente i prezzi variano anche in base ai metri quadrati occupati - c’è la cooperativa onlus “Libellula” con 58mila euro l’anno. Ma sborsano cifre elevate soprattutto le attività commerciali: il negozio di giochi di Wu Haibiao in via Bacchini paga 32mila euro l’anno, Pelloni e Vaccari in Canalgrande 29mila, il Coni in viale dello Sport 21mila euro. Con il negozio Maxima in via Emilia centro si sale a quota 138mila per la tabaccheria di piazza Grande invece sono 21mila. I bar nel sito Unesco pagano rispettivamente 28mila euro (Caffè dell’Orologio) e 98mila euro (Caffè Concerto).



Nella lunga lista c’è di tutto. L’associazione Amici della pedagogia steineriana, dunque una attività sociale, paga 48mila euro in via da Todi. Ma a pagare di più in assoluto è Hera controllata dai comuni: 1,1 milioni di euro in locali comunali di via Razzaboni. Evidentemente la multiutility invece di una sede di proprietà trova più conveniente affittarla. Altra curiosità: in corso Canalgrande, dunque non proprio estrema periferia, una banca paga appena 617 euro per l’affitto dei locali.



A fronte di un patrimonio ingente il Comune paga anche affitti in qualche caso piuttosto cari. Il top è rappresentato dai palazzi che il Comune affitta da Elaia Spa e i privati Muzzioli e Gatti per uffici tecnici: sono in totale oltre 900mila euro per spazi in via Galaverna e via Santi (circa 10mila metri quadrati). L’ente locale inoltre paga ogni anno alla Asp Figli del Popolo - controllata dal medesimo Comune - oltre 200mila euro per la biblioteca Delfini.

E ora tra il patrimonio di proprietà locale dovrebbe entro fine anno entrare, questa la volontà della giunta, un edificio noto come il Garage Ferrari di via Trento Trieste. Un edificio abusivo, voluto dalla famiglia del Drake, sui cui destini pubblici al momento non tutti sono d’accordo. —



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