«Troppi rifiuti in Regione, Modena brucia sempre di più»
Barcaiuolo (Fdi) riapre il caso inceneritore: «Siamo la pattumiera d’Italia». Guerzoni (Salute e ambiente): «Siamo diventati il Pronto Soccorso rusco»
MODENA. «Mi chiedo perché Modena sia sempre considerata la pattumiera dell’intera regione, e forse anche delle altre». A dirlo, tornando sulla questione inceneritore e sulla quantità di rifiuti smaltiti nell’impianto di via Cavazza, è l’ex consigliere comunale Michele Barcaiuolo della dirigenza nazionale di Fratelli d’Italia.
«Tra le delibere con cui i vertici della Regione hanno messo mano ai flussi dei rifiuti da smaltire e alle previsioni contenute nel Piano regionale approvato nel 2016 - spiega Barcaiuolo - si registra un forte scostamento nella quantità di rifiuti urbani indifferenziati e rifiuti speciali prodotti, in sensibile aumento rispetto a quanto pianificato». Per quanto riguarda i rifiuti urbani, l’ex consigliere modenese fa notare che «le modifiche maggiori si registrano nei quantitativi inviati a incenerimento nell’impianto di Modena, che passa da 90mila220 a 168mila645 tonnellate: mi chiedo perché Modena sia considerata la pattumiera della regione. Chiedo quindi a Muzzarelli come pensa di tutelare la salute dei modenesi alla luce del mancato rispetto dei numeri del piano regionale, che ambiva a ridurre il conferimento nelle discariche e negli inceneritori».
E se la Regione sostiene che «le autorizzazioni per gli inceneritori restano sostanzialmente invariate», ad attaccare è anche il Comitato Modena salute e ambiente: «Ottobre - spiega il presidente Silvano Guerzoni - è stato il mese del “soccorso rusco”, ovvero l’attitudine degli inceneritori dell’Emilia Romagna, e quello di Modena in particolare, a bruciare ulteriori eccedenze di rifiuti altrui, che non riescono a essere smaltiti nel modo programmato in origine».
«Ad esempio, già da qualche anno nell’inceneritore di Modena circa la metà de rifiuti proviene da fuori provincia».
Guerzoni cita quindi «l’ultimo caso di qualche giorno fa, dovuto a un’eccedenza di produzione di rifiuti in Emilia Romagna rispetto alle previsioni del Piano regionale, con la conseguente necessità improvvisa di ridistribuire tale ulteriore massa imprevista negli impianti esistenti, sfruttando anche quello modenese. Del resto, anche in passato ci sono stati casi analoghi di “soccorso rusco” - incalza il presidente del comitato - tanto che verrebbe da chiedersi se siamo stati previdenti o se semplicemente siamo diventati le pattumiere altrui a spese dei nostri polmoni». Guerzoni sostiene quindi che «questa vicenda delle eccedenze di rifiuti da incenerire in arrivo anche a Modena non è un buon viatico all’avvio in questi giorni della raccolta differenziata porta a porta nelle frazioni di Villanova, Ganaceto, Lesignana e San Pancrazio, tra l’altro vicine e sottovento rispetto alle emissioni dell’inceneritore». E a proposito di raccolta dei rifiuti, Guerzoni fa notare che «il destino della plastica differenziata raccolta da Hera merita una nota a parte, dal momento che la maggior parte viene destinata all’incenerimento, definito “recupero energetico”.
Come si legge nel documento “Sulle tracce dei rifiuti”, sul sito Hera, il 43% della plastica raccolta con la differenziata viene riciclata, mentre il 57% viene inviato al “recupero energetico”, che è appunto il termovalorizzatore. Indirizzando invece questa plastica al recupero di materia - conclude il presidente del comitato - ad esempio con l’azienda Aliplast del medesimo gruppo Hera, gli inceneritori si spegnerebbero da soli per mancanza di combustibile». —
L.G.
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