Buttiamo 36 chili di cibo a testa ed è in parte recuperabile
In 10 anni in regione “strappati al pattume “ prodotti per 22 milioni di euro Tra i rifiuti non solo cibo, anche libri. Aumenta la consapevolezza del riutilizzo
In una delle regioni con la maggior percentuale di raccolta differenziata d’Italia che comprende la città di chef Massimo Bottura inventore dei refettori contro la povertà e lo sperpero di cibo, una ricerca dell'Osservatorio “Waste Watcher di Last minute market/Swg” rende noto che sullo spreco alimentare gli emiliani sono sì attenti ma con alcune pecche.
Seppur tenendo conto che secondo i dati la quasi totalità degli italiani si rammarica quando getta via cibo scaduto, la controtendenza è “fotografata” dalla ricerca presentata ieri in Regione a Bologna: in Emilia-Romagna dal 2007 al 2016, grazie ai progetti di “Last minute market”, sono stati recuperati 22 milioni di euro di prodotti attraverso il lavoro di 132 enti beneficiari, 113 donatori e 52 comuni coinvolti nelle varie iniziative di recupero di verdura e frutta fresca. Da Piacenza a Rimini, dunque, aumenta la percezione dello spreco, tanto da avere recuperato oltre 5,5 mila tonnellate di cibo, oltre a 300 mila pasti, 851mila farmaci e 13mila libri anch’essi salvati dal cestino.
Va però ricordato, appunto, che non tutto è efficiente nel nostro territorio visto che a livello regionale si gettano soprattutto verdura e frutta fresca. E il dato dello spreco, anche per quel che riguarda salse, sughi, pasta e prodotti per la colazione, è altissimo, visto che è pari a un quinto in più rispetto al dato nazionale. E sempre sulla cattiva gestione del cibo, sono stati elencati i dati, misurati dal progetto “Reduce – Spreco Zero” del Ministero dell’Ambiente e della università di Bologna che rivelano che ciascuno di noi getta nella spazzatura 36 kg all’anno di alimenti. Il 35% di questo spreco potrebbe essere recuperabile e redistribuito. Il base al rapporto il 92% degli emiliano-romagnoli ha un comportamento irresponsabile da questo punto di vista e la presenza di cibo scaduto nelle dispense o in frigorifero è in testa alle ragioni dello spreco in regione (per il 43% degli intervistati). L’87% dei cittadini emiliano-romagnoli getta ad esempio il cibo due volte alla settimana o più raramente, un comportamento che il 92% dei cittadini giudica appunto “irresponsabile”.
A livello generale, inoltre, va registrato che il 91% degli italiani si rammarica per avere gettato cibo, mentre quattro su cinque giudicano irresponsabile buttare quello ancora commestibile e dichiarano di avere ridotto gli sprechi nell’ultimo anno. Ieri hanno presentato il Rapporto 2018 dell’Osservatorio Waste Watcher Andrea Segrè dell’Alma Mater, fondatore di Last Minute Market e responsabile della campagna Spreco Zero, l’assessore regionale a turismo e commercio Andrea Corsini, Stefano Mazzetti presidente dell’associazione dei Comuni “Sprecozero”, Maurizio Pessato di Swg, Luca Falasconi di “Reduce” e Matteo Guidi di Last minute market. Tornando al rapporto, condotto su un campione rappresentativo della popolazione nazionale, va ricordato che lo spreco domestico rappresenta un danno economico secondo 9 italiani su 10 (93%), di forte impatto diseducativo sui giovani (91%). Nella pratica quotidiana il 63% degli intervistati dichiara di gettare il cibo una volta al mese (17%) o anche meno frequentemente (46%). Le ragioni sono intuibili: il cibo è scaduto (44%), ammuffito (41%), non ha un buon odore o sapore (39%) o acquistato in quantità eccessiva (36%).
A breve prenderanno il via le iniziative della campagna Spreco Zero per i primi 20 anni di Last Minute Market. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
