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Modena. la lotta alla droga tra gang invisibili senza tracce e covi

Stefano Totaro
Modena. la lotta alla droga tra gang invisibili senza tracce e covi

Il giro dello spaccio nella zona del Parco XXII aprile  è in mano a 4 o 5 bande nigeriane Pochi contatti e niente capi: i rifornimenti dal nord Italia. 

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MODENA. Non una banda ma quattro o cinque, fornitori che arrivano a seconda delle esigenze di mercato da fuori provincia, dalla nostra regione o dal nord d’Italia, pochi collegamenti e per ora nessun covo specifico, in strada galoppini scaltri che non lasciano tracce e scompaiono in bicicletta.

Da qualche anno lo spaccio è cambiato e il XXII Aprile ne è la vetrina evidente. Come siano organizzate le vie della droga, dal venditore al consumatore, e come venga gestita l’area che per la sue emergenza tiene in scacco un quartiere, anzi la città, lo spiegano gli addetti ai lavori di Municipale e Questura. Entrambi sostengono che non esita più il vecchio modello con una banda a struttura piramidale che gestisca lo spaccio e che tenga o meno rapporti con altre zone di compravendita. Non c’è più il boss, il capo attorniato da fedelissimi i quali si occupano di mandare in giro i cosiddetti galoppini in bici per le consegne di strada. Innanzitutto il mercato è a monopolio nigeriano, è in mano a persone di questa nazionalità che, sulla nostra piazza, vanno e vengono per rifornire di sostanze stupefacenti i vari nuclei. Marijuana, cocaina, eroina e shaboo sono le loro eccellenze, l'hascisc ha ancora un piccolo spazio per venditori maghrebini. Questi fornitori, che per ora sembrano introvabili e invisibili, non si insediano e non sono sempre gli stessi per Modena, cambiano così come cambiano i loro obiettivi: ci sono altri, a un livello più basso, oppure piccoli gruppi che in autonomia acquistano e si danno da fare per spacciare.

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Nella zona del XXII Aprile ci sono almeno quattro gruppi. Gli unici “modenesi”, nel senso che si possono notare con una certa ricorrenza in zona, sono i piccoli spacciatori, che spesso sono direttamente gli stessi componenti delle piccole bande. Sono quelli che, come riferiscono polizia e Municipale, a volte, anzi sempre più spesso, finiscono in manette perché sorpresi in flagranza durante lo spaccio. A volte sono venditori incalliti, gente del mestiere cioè, altre volte si tratta di richiedenti asilo che hanno perso ogni legame con il programma di accoglienza (cibo, letto, riferimenti) e che ora vivono di espedienti. Dunque, per arrivare ai pesci grossi si dovrebbe iniziare dai pesci piccoli, come dice il manuale. Ma non è così semplice. Come spiegano le forze dell’ordine questi giovani, per quanto presenti in modo costante nell’area del parco, sono rapidi, furbi e abili nel depistaggio, senza mai una briciola di droga in tasca. Apparentemente sono senza casa, nel senso che quando vengono fermati per un controllo o presi in una retata non hanno mai con sé chiavi di casa. Per conoscere i legami, i rapporti, per costruire un quadro sulle bande spesso questi galoppini sono stati seguiti. Ma sinora le indagini non hanno portato all’individuazione di covi o a tracciare le fisionomie del gruppo. Il più delle volte gli agenti hanno dovuto girare per intere giornate dietro a questi che in bici hanno percorso chilometri in lungo e in largo, senza mai approdare a nulla di concreto.

Ciò non toglie che gli arresti continuano (sei quelli della Municipale in poco più di un mese) così come, in modo silente, stanno procedendo le indagini della Mobile per arrivare ai fornitori, a coloro che alimentano lo spaccio. Le difficoltà nascono anche dal fatto che le comunicazioni tra i vari componenti sono ridotte al minimo. In tanti, mentre incrociano lo sguardo della solita vedetta sulla panchine, vorrebbero risultati eclatanti, ma perché i risultati possano arrivare ci vuole il tempo necessario. —


 

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