Uccise la nonna a coltellate Resta in struttura per malati
Per gli esperti il 26enne ucraino soffre di una “psicosi schizofrenica cronica” e non si sarebbe ancora reso conto di quello che ha fatto. È ricoverato all’ex Opg
SERRA
È stato ritenuto incapace di intendere e volere Ghennadi Rizhok, il 26enne di origini ucraine che il 29 giugno ha ucciso a coltellate la nonna 66enne Anna Grishchenko nell'appartamento dove vivevano, in via XXIV Maggio a Serra.
Ieri davanti al gip Paola Losavio si è svolto l'incidente probatorio in cui il consulente tecnico d'ufficio (ctu) nominato dal Tribunale (su richiesta del pm Luca Guerzoni), la psichiatra Matilde Forghieri, ha reso noti i risultati della perizia svolta sul giovane. Un passaggio cruciale, che ha visto la difesa rappresentata dall'avvocato Valeria De Biase essere presente anche con un proprio consulente tecnico di parte, la dottoressa Patrizia Zavatti. Il perito ha concluso che il 26enne non è imputabile per quanto ha commesso per la sua insita condizione di incapacità: la diagnosi clinica lo ha infatti certificato affetto da una “psicosi schizofrenica cronica”, nell'ambito della quale il delitto andrebbe ricondotto a un episodio delirante. Secondo il perito però Ghennadi non può tornare libero perché permane una condizione di pericolosità legata alla patologia, che peraltro non sembra avergli ancora permesso di rendersi pienamente conto di ciò che ha fatto. Il pericolo, più che di recidiva, è avvertito nei confronti del giovane stesso, che quando riuscirà a prendere coscienza del delitto potrebbe anche farsi del male. Di qui l'indicazione di custodia in una struttura appropriata, su cui ora si dovranno esprimere il pm e il giudice nel disporre l'eventuale atto di esclusione dal processo.
Anche dall'ex opg (ospedale psichiatrico giudiziario) di Reggio Emilia, dove ha trascorso questi mesi, hanno sottolineato la necessità di un ambiente specialistico quale quello di una Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza), non carcere ma luogo terapeutico capace di coniugare esigenze di cura e salvaguardia. E' probabile quindi che la misura di sicurezza provvisoria a cui finora è stato sottoposto (all'ex opg di Reggio) venga riconfermata sul lungo periodo in una Rems (ne esistono solo due in regione, a Bologna e Parma). In questo periodo il 26enne ha continuato a parlare pochissimo, chiuso nei misteri della sua psiche già seguita da tempo dal centro di salute mentale di Pavullo.
«La perizia conferma il quadro che era emerso subito dopo l'arresto – sottolinea l'avvocato De Biase – per quando possa essere doloroso per la famiglia il riconoscimento dell'incapacità di intendere e volere di un proprio caro». —
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