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Biancospino/ Spine e bacche che da millenni popolano le leggende

Biancospino/  Spine e bacche che da millenni popolano le leggende

Le antiche popolazioni celtiche lo consideravano l’albero delle fate, i romani lo chiamavano alba spina, ovvero spina bianca e ritenevano che, grazie alle sue spine aguzze, avesse il potere di...

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Le antiche popolazioni celtiche lo consideravano l’albero delle fate, i romani lo chiamavano alba spina, ovvero spina bianca e ritenevano che, grazie alle sue spine aguzze, avesse il potere di scacciare gli spiriti maligni. Al pari dei greci, anche i romani usavano il biancospino per addobbare gli altari durante i riti nuziali. Pianta consacrata alla dea Flora e alla dea Maia, il crataegus monogyna si nutre di leggenda. In epoca medioevale, durante il mese di maggio, un albero di biancospino veniva posto nella piazza del paese. Quindi decorato con dovizia di dettaglio. “Giudice” di danze propiziatorie donava abbondanza alla comunità. In Inghilterra si racconta che Giuseppe d’Arimatea, dopo aver raccolto il sangue di Gesù Cristo, partì verso la Britannia. Una volta giunto sull’isola, il venerato santo piantò il proprio bastone in terra. Che fiorì dando vita al Biancospino di Glastonbury, noto anche come la “Spina Santa”. Glastonbury sarebbe dunque il luogo di nascita della cristianità britannica. “Oh! Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini!” Quando la scuola elementare era davvero la scuola che forniva i primari elementi dell’istruzione – ricorda Pecchioli - non si usciva dalla quinta classe senza aver imparato a memoria la toccante poesia di Giovanni Pascoli. Le brocche del Pascoli sono proprio questi rametti che, nella bella stagione, si rivestono di germogli e fiori bianchi. Fiori che, nell’autunno avanzato, diventano frutti rossi: piccole drupe cremisi che i ragazzini di una volta contendevano a merli e stornelli”. Originario dell’Europa, del Nord Africa, dell’Asia occidentale e del Nord America, il biancospino è un arbusto spinoso perenne. Alcuni esemplari che si trovano nelle zone di alta montagna toccano la veneranda età di cinquecento anni.

Il biancospino fiorisce in aprile e maggio, i suoi fiori dal profumo delicato sono di colore bianco rosato. I frutti sono piccole drupe gustose. “I veronesi chiamano queste drupe marandèle, gli emiliani chegapoi (cacapolli) o cagabosoi, i bresciani pignatine, i beregamaschi brugni e in cento altri modi: russulidda, cerasedda, spinapolce, calavrign, brissulin, prisset, beccabò, bruzzulino, bruscolino, pappa de volp, pom d’la Madona” puntualizza il nostro interlocutore. Per poi aggiungere: “Ancora adesso, in tanti luoghi, lo si considera un portafortuna. Guai a tagliarlo, però, e a portarlo in casa. L’effetto sarebbe contrario”.

TE’ ALLE BACCHE DI BIANCOSPINO E ROSA

Affettate le bacche di biancospino e lasciatele seccare con i boccioli di rosa. Poi mettete il tutto in una teiera con acqua bollente per circa dieci minuti. Potete godere del gusto vibrante di questa mirabile miscela aggiungendo a vostro gradimento un cucchiaio di miele. —

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