Carpi. Tiro a segno: prima lo sparo, poi le fiamme Distrutto il poligono. «Vivi per miracolo»
Otto persone erano nell’edificio ora sotto sequestro. Escluso il dolo. L’ipotesi: materiale infiammabile sul pavimento
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CARPI. Uno sparo, poi le fiamme altissime e tre feriti. Tragedia sfiorata, ieri pomeriggio, al Poligono di tiro di Cibeno. In otto si trovavano sulle linee di tiro, all’interno dell’edificio di via Chiesa, quando improvvisamente, dopo un colpo, è esploso l’incendio.
IL ROGO
Erano le 14.30 quando la struttura sportiva di Cibeno si è trasformata in un inferno di fuoco che ha sprigionato una gigantesca nube nera, visibile a chilometri di distanza. Fino a pochi istanti prima sembrava un normale pomeriggio per i tiratori, che stavano puntando il bersaglio imbracciando la carabina. Poi, improvvisamente, dalla linea 5 un frequentatore abituale del Poligono, “Benni”, ha sparato un colpo. E nel giro di pochissimi secondi sono iniziate le fiamme. “Benni”, ferito a un dito, ha cercato di prendere l’estintore, ma il calore sprigionato dal rogo gli ha bruciato il viso. Sul posto è intervenuta un’ambulanza che lo ha portato al Ramazzini. Così come è stato medicato all’ospedale di Carpi anche William Masoni, intrappolato nel bagno mentre intorno c’era l’inferno, liberato poi da polizia e vigili del fuoco. Una terza persona, ferita a un dito, ha rifiutato i soccorsi.
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Il correggese Luciano Salvarani, ieri pomeriggio, era commissario: organizzava, quindi, i tiratori sulle linee di tiro. Anche Salvarani ha cercato di prendere l’estintore per domare il rogo, ma le fiamme hanno preso il sopravvento, spingendo tutti a scappare, chi da uscite di fortuna, chi dall’ingresso principale.
Presente sul posto, ma non sulle linee di tiro, anche il presidente del poligono, Giuseppe Martinelli, che fino a ieri sera è rimasto con la polizia per individuare e classificare le armi, alcune delle quali, al momento dell’incendio, erano appoggiate alle pareti. Martinelli è stato sentito per ricostruire le cause che possono avere provocato la devastazione. «Hanno preso le immagini delle telecamere - spiega la moglie - Mio marito, quando è scoppiato l’incendio, stava svenendo. Il rogo, da quanto sappiamo, non è stato provocato da una pallottola».
LE CAUSE
Al tirassegno è arrivata subito la Volante del Commissariato, seguita da un grande numero di agenti, coordinati sul posto dalla dirigente Laura Amato, insieme a diverse squadre dei vigili del fuoco. In via Chiesa si sono portate anche pattuglie dei carabinieri e la polizia municipale delle Terre d’Argine per regolare la viabilità. Un imponente dispiegamento di soccorritori: quattro camion dei vigili del fuoco, più due autopompe, la botte, la scala e un fuoristrada hanno domato in poche ore l’incendio.
Al poligono di tiro sono arrivati pure il sindaco Alberto Bellelli e l’assessore Simone Tosi. Non sono state emesse ordinanze di limitazione per i fumi provocati dall’incendio. Per quanto riguarda le cause, da subito è stata esclusa la pista dolosa.
Tra le ipotesi più accreditate, c’è la presenza sul pavimento del poligono di materiale infiammabile depositato da tempo. Materiale che, dopo lo sparo e la scintilla, ha causato il vasto incendio. L’edificio è inagibile e sotto sequestro, il tetto è gravemente danneggiato.
I RACCONTI
Francesco Ricaldone, tiratore, di Fabbrico, era dentro al poligono quando si è scatenato l’inferno: «Subito pensavamo di potere spegnere il rogo - racconta - Ci siamo resi conto che non era così. “Benni” ha preso l’estintore ma non è servito a nulla».
«Credevamo di morire - aggiunge Ulisse Saltari, di Castelnuovo - Stavamo sparando quando ho visto le fiammate».
«Ho urlato “Fuori tutti, fuori tutti” - aggiunge Luciano Salvarani - C’erano almeno una decina di armi, carabine a canna rigate, più tantissimi proiettili». —
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