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Cosa cresceva nell’antico brolo Memoria e sapori di frutti fantastici

ARIANNA DE MICHELI
Cosa cresceva nell’antico brolo Memoria e sapori di frutti fantastici

“C’era una volta il brolo, orto magico e misterioso in cui crescevano decine di piante che producevano frutti fantastici di tutti colori e di tanti sapori…”. 

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“C’era una volta il brolo, orto magico e misterioso in cui crescevano decine di piante che producevano frutti fantastici di tutti colori e di tanti sapori…”.

Esordisce così I frutti dimenticati. Conoscere e cucinare prodotti antichi, insoliti e curiosi, libro prezioso edito da Gribaudo e firmato Marcello Pecchioli, giornalista che, “autolaureato” in archeogastronomia, “fa il pendolare tra il presente ed il passato cercando di capire l’oggi frugando nelle cose di ieri”. Duecento pagine magicamente illustrate da Stefano Trainito da cui abbiamo attinto con rispetto per raccontare vita, morte e -si spera – resurrezione (un miracolo, insomma) di alcuni frutti antichi. Dimenticati, perduti. Che invece, tanto in nome della memoria quanto di una biodiversità mortificata dall’attuale produzione agricola che, alle prese con il mercato globale, spesso punta solo all’alto profitto, meritano di essere recuperati.

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“Non riperdiamo il paradiso” è l’ammonizione di Pecchioli: “Potrebbe iniziare come una favola questo libro sui frutti dimenticati. Ma il brolo di cui abbiamo parlato non era una favola. Era l’orto ricco di piante da frutto chiuso da un alto muro nel quale crescevano azzeruoli, cotogni, peri, dove l’uva spina offriva chicchi gonfi di succo e dal mirabolano pendevano migliaia di drupe gialle come l’oro”.

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Sono numerosi i frutti dimenticati. Quasi tutte le lettere dell’alfabeto ne vantano almeno uno. A come anguria di Bagnacavallo, arancia staccia, azzeruola, B come biacospino e biricoccola, C come carruba, chinotto, ciliegia bianca, corbezzolo…e così via sino alla coda: P come pera volpina oppure pomo decio, S come sambuco e sorba, U come uva negretta, uva saccola, uva spina.

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“Secondo un rapporto della Coldiretti – si legge a pagina 8 del volume in questione – alla fine dell’ottocento si contavano ottomila varietà di frutti. Poco più di cento anni dopo se ne contano circa duemila, millecinquecento dei quali sono a rischio di estinzione. Uno studio della FAO certifica che nell’ultimo secolo, in Italia, alcune specie di frutta come albicocco, ciliegio, pesco, pero, mandorlo e susino hanno registrato una perdita di varietà pari a circa i tre quarti”.

Vestendo con gli abiti del Mentore Morello Pecchioli, noi con libero arbitrio ne abbiamo scelti una dozzina (ma ciò non esclude che nel tempo l’elenco possa allungarsi a dismisura). Dodici frutti, dodici piante quasi del tutto estirpate dalla memoria dell’uomo odierno ma che, con immutata tenacia, affondano le radici in alcune zone d’Italia nell’attesa di riconquistare il nostro cuore ancor prima del nostro palato.

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Racconteremo questa prima, mirabile dozzina in quattro puntate. Senza la pretesa di essere esaustiva, ma con l’auspicio di suscitare nel lettore un guizzo di interesse che, perché no, possa in seguito trasformarsi in vero e proprio desiderio di conoscenza.

Ecco dunque la puntata del debutto. C’erano una volta – e a volte ritornano - l’azzeruola, la biricoccola, il biancospino. —

Prima parte

ARIANNA DE MICHELI
 

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