Lavoro: modenesi soddisfatti Ma c’è sfiducia nei sindacati
Un’indagine della Fondazione Del Monte che ha intervistato 650 persone Crisi di rappresentanza delle sigle di categoria e delle associazioni imprenditoriali
Sono soddisfatti del proprio lavoro, che più che un modo per guadagnarsi da vivere è un simbolo di dignità e indipendenza. Allo stesso tempo si sentono soli al momento di difendere i propri interessi, vedono la precarietà come il nemico principale della propria famiglia e, se potessero scegliere, non avrebbero dubbi: meglio guadagnare qualcosa in meno, ma avere più tempo libero.
È la fotografia dei lavoratori modenesi restituita dall’Osservatorio via Emilia dopo un sondaggio commissionato dalla Fondazione Mario Del Monte: 650 interviste da cui emergono diversi elementi interessanti sui lavoratori modenesi, come illustrato ieri alla Camera di Commercio, dove il curatore della ricerca Vittorio Martinelli ha dialogato con il sociologo del lavoro Andrea Ciarini, il giornalista del “Corriere” Dario Di Vico e Vincenzo Colla della segreteria nazionale Cgil.
Tornando all’indagine, i modenesi si dicono discretamente soddisfatti del proprio lavoro, con un voto medio di 7,7 su 10: il 63% degli intervistati ha dato un giudizio tra 8 e 10, il 16,5 si è fermato al 7, il 9,7 ha dato la sufficienza, il 4,4 solo 5 e il 5,5% ha assegnato l’insufficienza al proprio lavoro. Il 20,2% dei modenesi vorrebbe per sé o per i propri figli un lavoro in proprio, mentre il 17,7 preferirebbe essere dipendente di grande impresa, il 17,3 vorrebbe lavorare per un ente pubblico, il 14,7 un impiego da libero professionista e il 13,5% una piccola impresa. Significative le risposte alla domanda sulla tutela dei lavoratori: quasi un modenese su tre (29,3%) è convinto di dover difendere da solo i propri interessi, mentre il 17,8 si sente tutelato dai sindacati, il 7,6 dalla famiglia, il 6,4 dallo Stato e il 3,5% dagli enti locali. Peggio che ai sindacati va alle associazioni degli imprenditori, che chiudono la classifica con il 3% delle risposte. Manca però una voce: il 24,1% dei lavoratori non si sente tutelato da nessuno.
E se i principali significati del lavoro per i modenesi sono “dignità” e “indipendenza” (27 e 20% delle risposte), “necessità” e “guadagno” sono solo al terzo e quinto posto (19,8 e 12,6%), mentre al quarto c’è la “realizzazione personale” con il 12,8% delle risposte.
Un’altra risposta interessante viene dalla preferenza tra maggiore guadagno o tempo libero: il 58% preferirebbe avere più tempo da dedicare ai propri interessi o alla famiglia e solo il 40% vorrebbe guadagnare di più.
«Un segnale importante - commenta il sociologo Vittorio Martinelli - perché se negli anni della crisi la necessità di guadagnare ha assorbito gran parte del lavoro, ora tanti modenesi, soprattutto quelli della fascia media di reddito, ricominciano a pensare alla propria vita fuori dal lavoro. In generale - aggiunge il curatore della ricerca - dalle risposte emerge che i modenesi sono soddisfatti del proprio lavoro e vogliono continuare a investire sulla loro attività, ma allo stesso tempo si sentono soli e hanno bisogno di nuove forme di rappresentanza, soprattutto di fronte al problema della precarietà». —
LUCA GARDINALE
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