Modena. Rosalba Caffo Dallari Una paladina green amica degli alberi
«In Italia l’ambiente paga pegno ad un comportamento negligente e disattento. È un bene di tutti ma nessuno se ne cura Credo che pochi si rendano conto dello scempio al Parco delle Rimembranze. Modena sembra rinnegare la sua storia»
MODENA. Rosalba Caffo Dallari assomiglia ai ciclamini che crescono spontanei a margine di un parco - il giardino di casa - curato nel dettaglio. Te li aspetti in vaso i ciclamini. Oppure sull’attenti come soldatini in un’aiuola. Qui, con piglio quasi rivoluzionario, hanno colonizzato un angolo nascosto. Vira dal viola tenero al bianco: un tappeto irregolare di insostenibile bellezza.
Te l’aspetti unidimensionalmente bon ton la signora Caffo Dallari. Ma bastano dieci minuti di conversazione ed ecco che ci si rende conto di quanto sia comodo cedere alle lusinghe del pregiudizio. Pregiudizio concimato da un’infilata di cariche che fanno della nostra ospite un’istituzione. È infatti presidente del Garden Club di Modena nonché presidente Ugai (Unione Garden Club e Attività similari d’Italia). Siede inoltre nel consiglio di amministrazione Apgi (Associazione Parchi e Giardini d’Italia), è elemento di spicco della delegazione modenese FAI così come di quella stessa Accademia Italiana della cucina (sezione terre modenesi) fondata da Orio Vergani nel 1953 con lo scopo di tutelare “la cultura della civiltà della tavola”.
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Persuasi all’ottanta per cento di incontrare un personaggio autorevole senza riuscire ad intuirne l’anima, varchiamo quindi i cancelli di villa Dallari, suggestiva magione di Strada Confine. Un nome indovinato: qui il confine tra sogno e realtà si fa sottile. Molto reale, anzi vera, è colei che ci accoglie. Una persona di notevole spessore emotivo che ama la poesia, conserva incisa nella memoria - dalla prima parola all’ultima - la terza cantica dell’Inferno di Dante e che nei libri trova ogni giorno “aiuto e consolazione”: «Porto sempre con me un libro e una matita. Se lascio le pagine intonse da sottolineature significa che quel libro non mi ha coinvolto». / SEGUE A PAG. 24
Oggi signora dei giardini, Rosalba sembra conservare lo spirito indomito di quella bambina che giocava libera nei fossi.
«La mia infanzia è stata meravigliosa. Mamma possedeva un po’ di terra. Noi bambini, sempre in sella alle nostre biciclette, andavamo a caccia di viole senza nessuno che ci dicesse “state attenti”. Allora le viole crescevano nei fossi. Ricordo l’acqua trasparente dei ruscelli, i bagni in mutande. D’inverno passavamo ore ad osservare i lastroni di ghiaccio aspettando che si crepassero. I buchi nel ghiaccio annunciavano infatti la primavera. È così che ho scoperto la natura. E me ne sono innamorata». Un amore mai sopito che, una volta adulta, Rosalba ha tradotto in impegno concreto. Con la tenacia di un salmone che risale la corrente.
«Nel nostro Paese il verde paga pegno ad un comportamento negligente e disattento. Viene considerato un bene di tutti la cui cura non compete ad alcuno. L’albero che cresce in città è un amico, non un nemico. Sembra banale, eppure in molti stentano a rendersene conto. Così come non ritengo vi sia reale contezza dello scempio che è stato fatto del Parco delle Rimembranze, un polmone verde meraviglioso ove ogni albero è stato piantato in memoria dei caduti della Prima guerra mondiale. Modena sembra rinnegare la sua storia. Guardate in quali condizioni versano i bordi delle strade. Viviamo in un’epoca in cui chiunque pensa di poter rubare tutto il verde della terra».
Per quanto accorato l’appello ha ben poco da spartire con l’urlo di Munch. La nostra ospite infatti mai alza la voce. Sobria, si indigna ma non si rassegna. E non si accontenta. In prima linea gomito a gomito con la compagine dei florovivaisti – «noi come Garden Club siamo solo opinione, loro portano dati concreti» - la signora Caffo Dallari è paladina della prima ora nel promuovere il bonus verde introdotto dalla Legge di bilancio 2018.
«Iniziato oltre quattro anni fa con l’appoggio dell’Apgi, il difficile cammino intrapreso dal bonus verde ancora non ha trovato il suo approdo ottimale. Sì…è vero, il bonus è stato rinnovato per il prossimo anno. Ma avrebbero dovuto riproporlo almeno per un biennio - è la nota secca della donna di punta dei Garden Club - Come funziona il bonus verde 2019? In modo analogo alle altre detrazioni fiscali. Dal primo gennaio i cittadini che si faranno carico degli oneri relativi alla sistemazione del verde delle aree private potranno beneficiare di una detrazione Irpef del 36%. Il bonus in questione permette di ottenere uno sconto fiscale sino ad un massimo di spese pari 5mila euro. È un passo degno di nota ma non è sufficiente. L’Italia vanta una tradizione vivaistica di tutto rispetto con aziende storiche radicate lungo l’intero stivale il cui lavoro non viene però tutelato in modo puntuale da parte del ministero».
Siamo in autunno ma il sole è ancora caldo. Ad un tiro di schioppo dalla Ghirlandina l’incanto bucolico è garantito. Con tanto di cappella personale, la magione tiene testa al mirabile parco. «È la casa di famiglia di mio marito Gigi. Ci siamo sposati qui, nella cappella, subito dopo la sua laurea in veterinaria. Cinquant’anni di matrimonio lo scorso 21 settembre… lui è cugino di una mia ex compagna di scuola. È cosi che ci siamo incontrati. Eravamo molto giovani». Sorride Rosalba. E riavvolge la bobina dei ricordi.
«Quando qualcuno chiede lumi in merito alle mie radici ho la risposta pronta: sono un prodotto mare e monti. Brescia è la mia città natale ma ho vissuto l’adolescenza tra Vignola e Modena. Mia madre era di Pavullo, mio padre, professore di belle lettere, vantava solide radici sicule. Veniva infatti da Acireale. Dopo la maturità classica mi sono iscritta a lettere. No, non mi sono laureata. E dire che mi mancava soltanto un esame. Ma, una volta sposata, ho compreso di aver perduto la forma mentis necessaria per concludere il mio percorso universitario. Ho provato anche ad insegnare. Ad essere sincera con scarsa convinzione, non era nelle mie corde».
. Nelle corde di Rosalba è invece la fotografia. Vanta infatti al proprio attivo diverse esposizioni. «Ho anche lavorato come fotografa semi professionista nel settore pubblicitario. Ho un debito di riconoscenza tanto nei confronti di Beppe Zagaglia quanto di Giorgio Lotti, noto fotoreporter che ha dedicato molto tempo anche alla ricerca in ambito artistico. Fu però Gigi a regalarmi la mia prima macchina fotografica. Dopo il viaggio nel Ladakh. Era il 1975. Gli davo il tormento. Insistevo affinché immortalasse tutto senza tregua. Pensò che l’unico modo per smarcarsi da tale ingrato compito fosse rendermi autonoma».
Siamo colpiti. Ma non è il regalo a sorprenderci, piuttosto la meta del viaggio. La regione del Ladakh, luogo di pellegrinaggio peraltro assai apprezzato anche da coloro che si dilettano nel rafting, sino al 1974 era preclusa al turismo. Stretto in un gelido abbraccio dalle catene montuose del Karakorum e dell’Himalaya, il Ladakh, chiamato anche Piccolo Tibet, è terra di valichi. Incantevole ma durissima. Una meta inconsueta per i viandanti degli anni Settanta. «Abbiamo coperto lunghe distanze con le corriere senza mai prendere l’aereo. Potete immaginare quali fossero le condizioni delle strade. Ci ospitò un’allevatrice. Ricordo ancora le tazze fumanti di brodo di pecora. Imparai molto durante quel viaggio. Imparai che la difficoltà è un mezzo per raggiungere l’obiettivo». —
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