Castelfranco. Muore mentre lavora La moglie rischia di finire a processo
Era caduto dal tetto di un macchinario che stava smontando: un volo di tre metri risultato mortale per l’artigiano modenese Riccardo Casari Gasparini, 44 anni
CASTELFRANCO. Era caduto dal tetto di un macchinario che stava smontando: un volo di tre metri risultato mortale per l’artigiano modenese Riccardo Casari Gasparini, 44enne con residenza a Castelfranco anche se di fatto era molto conosciuto anche a Carpi dove vive la sua famiglia. A quattro mesi di distanza, la beffa del destino: la moglie, anzi la vedova 36enne Daniela Mischitelli, rischia il processo per omicidio colposo e violazione di una serie di norme in materia di sicurezza sul lavoro. Insieme a lei, in veste di indagato, c’è anche Giovanni Ambrogio, 53 anni di Milano, consigliere delegato dell’impresa padovana “Maus”, azienda leader nella produzione di macchine di alta tecnologia per la siderurgia con sede a Campodarsego, dove si è verificato l’incidente.
Il pm di Padova, Benedetto Roberti, ha infatti chiuso l’inchiesta e si prepara a chiedere il rinvio a giudizio.
È l’11 luglio scorso. Il giorno precedente Gasparini Casari, che il 18 maggio ha fondato con la moglie la piccola impresa di manutenzioni “Detto Fatto”, ottiene da “Maus” l’appalto per lo smontaggio di un robot inserito all’interno di una cabina metallica alta tre metri e mezzo. Si presenta in fabbrica con due operai arruolati a voce il giorno prima a bordo di un furgone e senza attrezzature. Tanto che ottiene da “Maus” il necessario per procedere all’operazione richiesta.
L’artigiano di Castelfranco indossa l’imbragatura, sale in cima alla cabina metallica per smontare dei pannelli ma dimentica (o non aggancia chissà perché, su questo gli accertamenti non hanno potuto fare chiarezza) l’attrezzatura che lo tiene ancorato ai cavi di sicurezza (secondo la procura, era privo di esperienza). All’improvviso dalla sommità, dove si trova, cade all’interno del cubo metallico contenente un robot automatizzato. E muore all’istante.
Per la pubblica accusa, il manager Ambrogio non avrebbe verificato la capacità e le caratteristiche tecnico-professionali della ditta appaltatrice mentre la moglie Daniela Mischitelli è finita nei guai in quanto amministratore unico di “Detto Fatto”, la società creata appositamente con il compagno. Ora si dovrà attendere il parere del Gup per decretare l’inizio di un eventuale processo. —
CRI. GEN..
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