Verso la città del futuro Comincia dall’export la scommessa di Carpi
Il sociologo Bonomi ha elaborato uno studio sul distretto «Uscire dai confini locali e allargare l’influenza sul territorio»
Fino a quanto potrà produrre risorse un tessuto economico, composto tradizionalmente da piccole medie imprese, ma anche da grandi griffe, come il tessile abbigliamento carpigiano? Fino a che punto lo si potrà “stressare”? La risposta guarda verso l’estero e la capacità di evolvere, come spiega il sociologo Aldo Bonomi, direttore dell’istituto di ricerca Aaster, il quale ha condotto uno studio che verrà esposto oggi durante il dibattito “Carpi, persone, comunità, valori”.
Lo studio, come analizza Bonomi, è condotto con lo sguardo di riflessione «dei bottegai. È una premessa necessaria da fare per chi pensa che il mio lavoro dovesse partire dall’analisi della manifattura, del capitalismo molecolare, dei distretti produttivi e delle parti sociali».
La ricerca in questione ha invece richiesto uno sguardo sociale ed economico sulle comunità locali, come spiegato nel libro “Tessiture sociali”, che verrà distribuito oggi.
Carpi, nel lavoro, viene intesa come “borgo che diventa città”, o, ancora meglio, come “città distretto”.
«Parto dal truciolo - aggiunge Bonomi - dall’intreccio dei tessuti economici di questi territori, quando, ancora, si facevano i cappelli. Poi dai cappelli verso la maglieria, il tessile e l’oggi con l’evoluzione del sistema moda». Se non ci fosse stato il tessuto famigliare composto dalle donne che producevano in casa la maglieria, non sarebbe stato possibile il fiorire del settore. Tutto ciò accanto a un intreccio di mondo agricolo, meccanica e gastronomia. «Certamente, in questa fase storica, non basta più il tessuto di comunità di prossimità - argomenta Bonomi - C’è bisogno di reti più lunghe. Carpi era ed è ancora a rischio di una tenuta solo comunitaria. Ma l’evoluzione della moda e delle reti ha cambiato le cose. È dentro quello che Guido Caselli (direttore del centro studi Unioncamere, ndr) chiama “Loder”, che nasce dalle iniziali di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, il nuovo triangolo industriale. Ora, occorre capire se Carpi, come altre specializzazioni produttive che la circondano, farà il salto dentro una rete di città distretto che si evolvono e diventano nodi di rete per l’internazionalizzazione. Ora più che mai occorre capire il passaggio da borgo a città. Carpi è la massima rappresentazione del luogo in cui si realizza il rapporto tra città e campagna. Uno degli aspetti positivi che ho trovato è che qui le scuole sono molto evolute: hanno stipulato un accordo con i Comuni dell’area vasta per la trasformazione. I giovani iniziano a ragionare con questo approccio» aggiunge Bonomi.
Alcuni dati a corredo di queste riflessioni: a Carpi è cambiata profondamente la composizione sociale con l’aumento di 10mila nuovi cittadini in pochi anni. Ciò significa che la città attrae. Il 14% della popolazione, poi, è straniera.
Per quanto riguarda l’estero, sono «412 le imprese che hanno esportato nel 2017. Un numero importante - conclude Bonomi - Entrando nei dettagli, però, si comprende come le prime dieci aziende fatturino la metà dell’export carpigiano...». —
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