Nonantola. Bruno Ronchetti e la bici rossa Ritorna in sella “la voce” del ciclismo
Bruno il ciclismo l’ha respirato fin da bambino, in via Larga a Nonantola, e ne ha fatto una parte importante della sua vita. Oggi, pensionato, ha molto da raccontare di quel ciclismo che era un po’ poetico, un po’ eroico.
Bisognava pedalare forte, tirare la volata a perdifiato. E mangiare la polvere, allora, non era un modo di dire: era il menù del giorno, la merenda quotidiana sulle strade sterrate della provincia. “Si facevano le gare tra noi ragazzi e tutti cercavano di vincerle. Quando poi c’erano i corridori veri, i campioni di cui sentivamo parlare gli adulti, si andava insieme a vederli. Io frequentavo le elementari a Redù. Era il 1953. Quel giorno sapevo che a Modena era arrivato il Giro d’Italia con Coppi e andai in città con la Legnano che mi aveva comprato mio padre. Lo toccai, Coppi. E per una settimana non mi sono lavato quella mano”.
Bruno Ronchetti il ciclismo l’ha respirato fin da bambino, in via Larga a Nonantola, e ne ha fatto una parte importante della sua vita. Oggi, pensionato, ha molto da raccontare di quel ciclismo che era un po’ poetico, un po’ eroico. Lo fa senza retorica. Ma tutto è cambiato e Ronchetti ha assistito alla trasformazione in prima fila, accanto ai protagonisti, diventati amici e confidenti.
“Alla scuola media di Rubbiara, quella di don Arrigo Beccari, ci chiesero una mattina: che cosa volete fare da grandi? E tutti a dire: il trattorisra, il contadino… Io dissi che volevo parlare al microfono. In classe quasi nessuno sapeva cosa fosse un microfono. Ma io l’avevo visto alle gare di ciclismo e volevo fare proprio quel lavoro. Parlare dei ciclisti e con i ciclisti”.
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Bruno ce l’ha fatta: non solo da oltre trent’anni è il cronista della Gazzetta che racconta il ciclismo e i suoi atleti, ma è stato la “voce del Giro d’Italia” per anni, speaker nelle più importanti manifestazioni: i Mondiali di ciclismo a Palermo, le “classiche” come la Tirreno-Adriatico, la Milano-Sanremo, il Giro di Lombaria. Dall’86 consigliere regionale della Federazione nel quadriennio olimpico...
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È una enciclopedia di aneddoti, epiche imprese, fughe e inseguimenti, interviste, trionfi e drammi sportivi. Ha organizzato gare, come il Campionato Italiano Dilettanti nel 1981, venticinque edizioni del Trofeo Città di Nonantola, la Quattro Giorni di Modena nel 1991 con Marco Pantani secondo a pari tempo con il vincitore. All’epoca non era ancora Il Pirata. “Nella sua vita Pantani ha fatto del bene al ciclismo e a tutti quelli che lo circondavano. Poi è rimasto solo… Quel giorno a Madonna di Campiglio, quando lo portarono via i carabinieri io c’ero…”. È uno dei pochi brutti ricordi. Quelli belli, invece, sono tanti. Uno è appena tornato dal passato.
Dopo oltre mezzo secolo, ha ritrovato una vecchia amica, compagna di tante avventure (“Una volta arrivai quarto e mi pagarono 900 lire di premio”). È la bicicletta marca Pecorari, di colore rosso, che aveva venduto per comprare un moto Gilera. Oggi, un po’ malconcia, è tornata a casa. “Ce l’aveva un contadino nel deposito attrezzi. Per tanti anni l’aveva usata per portare il latte al casaro. Un giorno mi chiama e mi fa: non la uso più, ti interessa ricomprarla? Abbiamo trattato un po’ sul prezzo e l’ho ripresa con me. Era passato tanto tempo dall’ultima volta che l’avevo vista”.
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Un vecchio cimelio di una passione contagiosa (“Mia moglie mi ha sempre sostenuto e commenta con me certe imprese sportive”) che non può finire. “Adesso tornerò a pedalare. È da un n po’ che non lo faccio…”. Non sarà la Pecorari rossa a sfrecciare sulle strade di Nonantola. Quella resterà in garage a godersi il meritato riposo.
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