Il libro/ Modena. Affetti e solitudine nella “Canzone di Erode” di Claudio Gavioli
Realismo quotidiano nel nuovo romanzo dello scrittore La presentazione sabato 17 al Consorzio Creativo di Modena
“La canzone di Erode” in Jesus Christ Superstar è quella che il professore Enzo Ferrari sussurra all’orecchio della sua nipotina Margherita di sei anni che sta per ritornare in Inghiterra dove, ad attenderla, c’è la madre. È pure il titolo del libro (Golem Edizioni, pp. 125, euro 14) di Claudio Gavioli che sarà presentato, sabato 17 novembre, alle 18, al Consorzio Creativo. Un romanzo in cui lievita un realismo quotidiano, antico e sempre attuale, che vede protagonista un docente di lettere al liceo, settantaquattrenne, passato attraverso l’esperienza d’amore per una collega molto più giovane, una bionda procace, di esuberanza erotica, che lo porta a lasciare la moglie, ammalata di cancro. Da qui la fuga all’estero della figlia Chiara che avrà un bambina che affiderà, per ragioni di salute, al padre, dopo anni di assoluto silenzio.
La vita da pensionato, con l’unica compagnia del gatto Seppia, nel ricordo di Eugenio Montale, pare vanificare progetti anche non grandiosi. Enzo, dipendente dall’alcool, resta rinchiuso nella sua povertà di destino di uomo solo, che va a fare la spesa al supermercato e persegue ancora la passione per la letteratura. “L’ultimo suo desiderio – scrive Gavioli – era quello di essere soccorso, come si fa con le persone anziane in difficoltà, magari da una badante ucraina, e ce n’erano così tante lì dentro (nel supermercato) che sembrava di essere in un mercato di Kiev”.
Lo può, quindi, soccorrere l’amore, ma il professore respinge e mortifica le passioni eccessive, come quando un’ex collega, Magda, 20 anni meno di lui, dal corpo solido e seducente, resta nuda in camera da letto, ma viene invitata ad andarsene. Per il professore non è necessario coltivare avventure eccezionali, ma affetti che nascano anche dalla contemplazione della bellezza, dalla grazia di un gesto che esprima adesione alla gioia di vivere. E simpatia prova per Virginia, amica di Chiara, che aiuterà in più occasioni la piccola Margherita affidata al nonno. E l’abilità narrativa sta proprio in questo gioco di corrispondenze sentimentali. Una serie di fatti imprevedibili e incomprensibili sconvolgono la vita stagnante del professore che nutre qualche desiderio di fuga, di spazi di libertà.
Il racconto va articolandosi via via in una rappresentazione diretta, come diario, con digressioni riflessive e descrittive, con apparizioni improvvise della defunta Antonia che sembra perdonare al marito il male che le ha fatto vegliando, quasi come angelo, su di lui. La scrittura spazia con naturalezza tra reale e, talvolta, irreale portando scioltezza e ricchezza di umori in vicende che stabiliscono relazioni con quelle che il professore legge in romanzi tenuti su un tavolino: “Senilità” di Italo Svevo, “Stoner” di John Williams e “La tregua” di Mario Benedetti. Gavioli attua una lingua che possa costituire un duttile strumento di descrizione realistica e di indagine interiore, cogliendo risvolti curiosi e facendo di ogni cosa un incontro anche straordinario. —
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