«Mata, mostre, Arti Visive: problemi da risolvere per Modena»
Federica Di Padova, consigliere e responsabile cittadina della cultura per il Pd: «Una collaborazione con Parma per crescere uscendo da una logica localistica»
MODENA Nella Modena che si sta avvicinando al percorso elettorale, è certamente la cultura uno degli argomenti maggiormente dibattuti e destinato a condizionare il dibattito sul futuro della città. Federica Di Padova, consigliere comunale, è anche la responsabile cittadina del Pd in materia di cultura e non nasconde che qualche problema ci sia. Qualche...
Consigliera Di Padova, lei ha appena firmato un ordine del giorno che vuole avvicinare, in virtù della nomina di Parma capitale italiana della cultura 2020, la nostra città a Parma a stessa, evidenziando i tanti punti in comune: dalla vocazione per canto e cibo, alla storia ducale. E’ una mossa culturale o turistica?
«L’Odg su Parma 2020 si pone sia obbiettivi culturali che turistici, nella consapevolezza che cultura e turismo non siano la stessa cosa.Tante sono le cose che ci legano e, ne siamo convinti, oggi, più che mai, è necessario uscire da una logica di localismi, per ragionare in un’ottica sempre più di largo respiro. Credo che sia una questione profondamente culturale, prima che turistica».
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Se fosse davvero una mossa culturale verrebbe da chiedersi come mai Modena non ci abbia nemmeno provato a candidarsi a capitale italiana della cultura.
«Non è questione di premi e bandierine, usciamo anche a questa ottica. La parola chiave è “fare rete”. Ricordo che esisterò anche un dopo Parma2020. Vorrei che lavorassimo a quest’obiettivo».
Se fosse davvero una mossa turistica andrebbe contro a quanto affermato più volte dal sindaco Muzzarelli, che ha scelto Bologna tra le tre destinazioni turistiche della regione, non senza qualche grattacapo e qualche problema di governance.
«Non capisco come una cosa possa escludere l’altra».
Da dove dovrebbe partire il tandem con Parma?
«Non userei la parola “Il tandem”, che rimanda ad una relazione duale di tipo esclusivo, ma parlerei di dialogo che, come abbiamo indicato nell’odg, dovrebbe partire dai quattro principali: lirica-canto, patrimonio storico ed artistico, Università e musei scientifici».
Non pensa che ci sia bisogno, quando si parla di cultura e turismo a Modena, di uscire un po’ dai luoghi comuni e dall’autoreferenzialità in stile “aceto e motori”?
«Per quello che ci riguarda, non abbiamo mai pensato una cosa del genere. Sarebbe riduttivo e sbagliato, farlo. Sono anni che l’impegno dell’amministrazione va in questo senso. Prova ne sono stati anche i grandi progetti di recupero portati avanti in questi anni, gli investimenti sul Centro musica, il recupero architettonico della torre ex-Amiu, il biglietto integrato Unesco, il recente accordo per l’ampliamento dei Musei del Duomo, l’accordo con l’Università per la valorizzazione dei musei scientifici. Inoltre, un’amministrazione che decide di investire sul Sant’Agostino non mi pare possa essere vittima del luogo comune cui si faceva cenno».
Nel suo ordine del giorno, ad esempio, parte dalla storia, citando quella Mutina splendidissima che è stata oggetto di una bellissima mostra nei mesi scorsi. Alla fine dei conti, però, meno ingressi di quelli che ci si aspettava, biglietto forse troppo caro pensando ad una famiglia, e l’effetto trascinamento di visitatori lungo la via Emilia non si è visto davanti al Foro Boario?
«La mostra Mutina Splendidissima è stata di grande valore scientifico e culturale, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato nelle pubblicizzazione e forse non solo. Si tratta però di una splendida iniziativa da cui ripartire, per coinvolgere, attraverso la culturale, il maggior numero di persone possibile».
Non si potevano spendere quei soldi, comunque tanti, per allestire una mostra di maggiore richiamo nazionale e internazionale come avviene in altre città che spesso registrano il tutto esaurito: Ferrara, Treviso, Padova…
«Si tratta di scelte su cui riflettere, ma non credo che ne esistano di prive di rischi. Oggi abbiamo davanti sfide importanti. La nuova sala espositiva delle Gallerie Estensi, il recupero della Chiesa di Sant’Agostino e del Teatro Anatomico permettono già di intravedere le potenzialità del Polo Culturale Sant’Agostino, che credo si debbano cogliere in un giusto equilibrio tra eventi temporanei e valorizzazione del patrimonio permanente».
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Se si vuole aspirare a giocarsi un ruolo nella cultura non crede servano anche mostre di facile comprensione al grande pubblico, per attirare qui visitatori che magari non verrebbero ai nostri Musei Civici?
«I musei civici offrono un’offerta unica ed davvero interessante, che deve essere maggiormente “frequentata” dai modenesi. Personalmente credo che le persone non “abbiano bisogno di cose facili” o semplificate, è nostro dovere invece chiederci perché alcune iniziative incontrano un grande interesse ed altre meno. Un po’ è fisiologico, credo. Forse però una riflessione più accurata potrebbe esserci d’aiuto. C’è poi un’altra questione: il valore di una mostra o di un’esposizione non si misura solo in biglietti staccati».
La direttrice della Galleria Estense Martina Bagnoli è stata piuttosto critica sul sistema modenese: “si vive in una bolla, Modena non sfrutta le sue potenzialità”. E d’accordo?
«Ho letto con grande interesse la sua intervista e vi ho trovato diversi spunti interessanti, per migliorarci, tutti. Abbiamo investito tanto in cultura, e certamente non rinunciamo ad un ruolo attivo, propositivo, forte dell’istituzione pubblica anche nella cultura».
A proposito di “cose da vedere” a Modena, si è registrato il primo fallimento gestionale della Fondazione Arti Visive: spera ci possa essere qualche novità dopo il flop del primo anno?
«Sulla Fondazione Modena Arti Visive, sia la Direttrice che il Presidente hanno riconosciuto che ci sono state delle criticità ma che si sta lavorando per superarle. Sono state fatte anche cose positive: la creazione del nuovo dipartimento educativo, rapporti e collaborazioni con diverse realtà locali e tanto altro. Certamente tanto altro è da fare».
Perché non superare il Mata animando la Manifattura come sede universitaria?
«Prima di chiederci cosa fare del Mata, credo sia opportuno fare un’analisi di quanto fatto e comprendere approfonditamente quali siano state le criticità».
Tre cose che vorrebbe vedere a Modena perché ci si possa sentire capitale della cultura al pari di Parma.
«Certamente la valorizzazione della “Modena Barocca”, della sua storia e del suo patrimonio, a partire delle chiese del centro storico, di cui deve essere migliorata la fruibilità. Non dimentichiamoci poi che Modena è stata anche città della scienza, dunque partirei dal Teatro Anatomico appena riaperto e dai numerosi “musei della scienza”. Certamente, poi, le “Arti Visive”, che devono trovare a Modena un centro d’eccellenza». —
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