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Prescrizione reati: a Modena scatta per un processo su otto

Carlo Gregori
Prescrizione reati: a Modena scatta per un processo su otto

Al convegno delle Camere Penali i dati sul controverso emendamento Bonafede: in Italia più di metà dei casi scade prima di arrivare in aula

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MODENA. La prescrizione dei processi? A Modena è contenuta nella fase prima del dibattimento, ovvero quando il fascicolo è in mano al pm o al gip: solo il 6,1% dei casi. Mentre è più alta quando il fascicolo arriva in tribunale: raggiunge il 13,5%. Quindi più di un caso su otto va in prescrizione. È un dato che non dà un senso se collegato ai tribunali regionali: i comportamenti sono estremamente diversi. Se ad esempio Reggio ha il 21% dei casi prescritti prima di arrivare davanti al giudice, a Ferrara sono solo l’1%. Detto questo la prescrizione nella sua media nazionale elaborata dal Ministero di Grazia e Giustizia è in calo: dalla Legge Cirielli del 2005 al 2014 si è ridotta del 40%. In questa media nazionale il 58% delle prescrizioni riguarda la fase preliminare, il 4% casi davanti al gip o al gup, il 19% in primo grado, il 18% in appello e l’1% in Cassazione.

Questi dati, secondo i relatori del convegno tenuto ieri dalle Camere Penali “Perroux” dedicato alla proposta di legge “grillina” - in realtà, un semplice emendamento inserito nella cosiddetta Legge Spazzacorrotti - smentiscono l’efficacia della soluzione di compromesso subito rinviata dal governo al 2020 di sospendere la definizione del giudizio dopo la sentenza di primo grado.

Al Convegno affollato di penalisti modenesi non si sono però presentati i due invitati che sostenevano gli argomenti del governo: per la Lega l’onorevole Gianluca Vinci e per il M5S la collega modenese Stefania Ascari. Nessuno li ha sostituiti. Forse è la prima volta che a Modena si tiene un dibattito disertato da una parte.

Le conclusioni sono state chiare: riformare la prescrizione è insensato senza una riforma più vasta della giustizia e della esecutività delle sentenze, soprattutto se non ci sono fondi in bilancio per adeguare gli organici della giustizia. Il nostro sistema penale non solo è il più lento d’Europa ma è anche uno dei pochissimi che prevede l’esercizio penale obbligatorio per ogni reato. Pochi giudici, poco personale in cancelleria e troppe cause minuscole intasano i tribunali.

Come ha spiegato il presidente delle Camere Penali avvocato Guido Sola, la contrarietà dei penalisti nasce dallo «scellerato emendamento del ministro Bonafede che contraddice l’esistenza della prescrizione». È uno strumento antico che serve per responsabilizzare il magistrato e impedire che il cittadino finisca in balia di anni e anni di attesa con gravi danni alla sua vita e alle sue attività. Il retroscena di questo emendamento inserito all’ultimo minuto in un procedimento che riguarda la corruzione è stato raccontato dal deputato Pd Alfredo Bazoli, capogruppo nella Commissione Giustizia. Mossa che definisce «inaccettabile oltre che pericolosa». Stesso convincimento dal collega Ciro Maschio di Fratelli d’Italia. Enrico Aimi di Forza Italia ha spiegato che si tratta di uno spot politico senza un progetto. I penalisti annunciano l’astensione dalle udienze dal 20 al 23 novembre. —


 

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