Una settimana “da sogno” senza il rossetto nell’isola per sole donne
Un’isola per sole donne, ma non per donne sole, è spuntata come una margherita a primavera nel Mar Baltico. Guarda le coste della Finlandia ed è aperta solo a persone (benestanti) di genere femminile:...
Un’isola per sole donne, ma non per donne sole, è spuntata come una margherita a primavera nel Mar Baltico. Guarda le coste della Finlandia ed è aperta solo a persone (benestanti) di genere femminile: SuperShe Island, l’isola delle Super Lei.
Dopo aver superato un complicato test di ingresso, le villeggianti sono disposte a sborsare fino a quattromila euro per trascorrere una settimana nel buen retiro rosa fra lezioni di yoga, dieta organica e meditazione. Personalmente ho diverse alternative a quest’ipotesi di svago e trovo che, in generale, siamo di fronte ad una deriva che mi pare fuori controllo: dopo alberghi per soli adulti, strutture che non consentono l’ingresso agli animali, hotel per soli uomini, per coppie, club per single, per gentiluomini, per gay, la pink island è una scelta di esclusività che non mi pare vincente. Perfino le femministe hanno criticato l’iniziativa, bocciandola, perché considerata un’operazione di marketing, un’opzione elitaria mascherata da strumento di emancipazione.
Per dirla con Angela Finocchiaro, l’8 marzo, da tempo, è vissuto da gran parte delle donne come una giornata in cui le protagoniste più che testimonial portabandiera di una battaglia socio-culturale si sentono un po’ come una sparuta tribù di indiani confinata nella riserva. Le donne, in effetti, non hanno affatto bisogno di stare con le piume in testa, ma, piuttosto, con la testa sulle spalle. Le stesse che, tra l’altro, continuano a reggere pesi che la sfera maschile, saldamente impegnata in uno slalom senza tempo capace di scartare con nonchalance tutta l’organizzazione familiare, la cura della casa, eccetera, eccetera, bellamente ignora. E in questo contesto, qualche volta anche un po’ anacronistico, di orgoglio femminista un po’ appannato ma certamente risoluto, fa davvero notizia l’operazione SuperShe, che pretenderebbe di liberare le donne da gioghi impensati e immaginari: dalla distrazione continua imposta dalla presenza degli uomini, in forza della quale si sentirebbero addirittura costrette a mettersi il rossetto.
A Kristina Roth, ideatrice del progetto, vorrei dire che alle donne, per la verità, non costa nulla mettersi il rossetto. Lo farebbero comunque, anche in trance, anche con la febbre a quaranta, anche da sole, in casa, in compagnia del chihuahua, anche se trascorressero le vacanze su un’isola di cinghiali. —
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