Al mercato ortofrutticolo. Fare la scorta di frutta e verdura? Qui ti aspettano i piccoli produttori
La struttura è dedicata al commercio all’ingrosso, ma per tre giorni alla settimana apre alle famiglie
MODENA. Sabato, via Gandhi, zona Torrazzi, Modena. Sono da poco passate le nove del mattino, il grande Mercato Ortofrutticolo – 4500 metri quadrati di cui 2700 riservati alla vendita – sta per aprire i battenti. Un centinaio di persone, uomini, donne, intere famiglie, se ne stanno lì, perlopiù con le mani in tasca spostando il peso da un piede all’altro. Tutti pronti ai blocchi di partenza. Chi prima arriva meglio compra. E qui arrivano tutti in auto perché l’obiettivo è di rifornire il frigorifero per almeno una settimana. Anche chi acquista al dettaglio torna a casa con il bagagliaio sazio di colli e cassette. Insomma, niente monoporzioni da infilare in borsa o nel cestello della bicicletta. Peraltro parcheggiare innanzi all’uscio risulta tutto fuorché complicato, pare quasi un esercizio rilassante per corpo e mente. Lo spazio non manca.
Ogni giorno, domenica esclusa, è possibile comprare all’ingrosso. Tre sono le mattine invece riservate ai privati: martedì, giovedì e sabato, giorno quest’ultimo assai gettonato. Al civico 6 di via Gandhi, quindici minuti di auto dalla Ghirlandina, i prezzi sono convenienti. Due euro una cassetta di uva bianca che vale quanto un chilo abbondante di broccoli.
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In un’epoca schizofrenica che, forte del mantra “mangiate frutta e verdura e fate in modo che i vostri bambini vi prendano ad esempio”, sparare prezzi da gioielleria (oggigiorno capita a chiunque di imbattersi in pomodori convinti di essere rubini edibili), spendere poco fa tutta la differenza del mondo. Se poi, come accade tra queste mura, i prodotti sono a chilometro zero, o zero virgola qualcosa, allora il gioco dell’acquisto a cassetta vale la candela.
“Tutta roba di casa nostra”, giura Valentino, un pezzo d’uomo non più di primo pelo che di stagioni ne deve aver viste parecchie. Lui per “casa nostra” intende il nostro orto. “Non un orticello. È un po’ grande, ma è pur sempre un orto”. Sei euro una cassa di peperoni. L’insalata, sempre in degna quantità, due euro e cinquanta. “A chilometro zero, sia chiaro. Anzi… a chilometro quaranta”. Seduto come un re nel suo giardino, da trent’anni Valentino vanta ruolo di attore caratterista insostituibile. Una presenza fissa. È infatti uno dei piccoli produttori che fanno del Mercato Ortofrutticolo in zona Torrazzi (è stato trasferito qui nel 2014) meta di costante pellegrinaggio votato alla spesa.
Da un lato, con la merce in perfetto ordine, i commercianti. Snobbati dal flusso umano a caccia di occasioni, possono comunque sempre contare su una clientela d’élite. Dall’altro i produttori diretti la cui proposta, informale nell’esposizione e richiestissima, presuppone una scelta più limitata ma meno onerosa. A chilometro risicato. “Siamo una piccola azienda a conduzione familiare – spiega Mauro, che insieme ad Elisa e Claudio tiene le redini della Società Agricola Fratelli Neri, impresa di Castelfranco la cui parola d’ordine è filiera corta - Coltiviamo soprattutto ortaggi ma offriamo anche una buona selezione di frutti”. Meloni e cocomeri, ad esempio, ovviamente solo nel periodo estivo. Oppure fragole dal sapore di bosco, un must primaverile capace di cullare il palato con sfumature di gusto peculiari delle bacche commestibili che crescono (forse crescevano?) spontanee lungo i sentieri. “All’esordio dell’autunno proponiamo zucche e i primi cavolfiori. Seguiti poi a ruota da verze, finocchi, cappucci verdi e viola, broccoli, radicchio di campo e patate a pasta gialla. Tutti prodotti della terra raccolti alla sera e venduti subito, nel corso della mattinata del giorno dopo. Senza intermediari”.
Gestita da operatori che, uniti in una società per azioni, dopo aver risposto al bando dell’amministrazione, hanno firmato la convenzione con il Comune di Modena (convenzione valida per sei anni e rinnovabile per altri sei), la struttura di via Gandhi è anche felice incontro di culture. “Sono qui da vent’anni”. Parola di Johal, indiano, occhi profondi resi ancora più intensi dal contrasto con il blu del suo turbante. Pure lui di stagioni ne ha attraversate tante. Vende verdura coltivata, se non proprio in loco, poco distante. A Novellara, provincia di Reggio Emilia. Nella manica Johal conserva qualche asso inconsueto. E se lo gioca. “Che cosa è questa? Si chiama karela, in Italia altrimenti nota come zucca amara”. Amara lo è davvero, ma solo se raccolta a maturazione piena. Bisogna batterla sul tempo, agire d’anticipo. Una volta cotta – sono buone anche le foglie – la karela ricorda un po’ la zucca, un po’ la zucchina. —
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