Il primo “yes” L’inglese piace a nidi e materne
Al Crogiolo Marazzi un convegno fa sintesi sull’esperienza triennale di lezioni e apprendimento con i bambini più piccoli
SASSUOLO
Ideare un progetto, metterlo in pratica e, dopo tre anni, tirare le somme per vedere com’è andato. Questo lo scopo di “Corpi che apprendono”, un’intera giornata organizzata negli spazi del Crogiolo Marazzi per discutere delle esperienze di avvicinamento alla lingua inglese realizzate negli asili e in alcune scuole elementari.
Lingua inglese che, ormai è risaputo, è considerata una materia fondamentale per la crescita dei bambini, tanto da farla entrare anche in quei luoghi in cui si è ancora troppo piccoli per studiare altre discipline come la matematica o la storia, ovvero, appunto, gli asili.
«Siamo partiti dal presupposto - ha spiegato l’assessore all’Istruzione Maria Savigni - che sia necessario dare, sin dalla primissima infanzia, occasioni di familiarizzazione all’inglese, per garantire, il più possibile, parità di opportunità. Una scelta che ha per noi ancora un forte valore politico e che ci ha spinto ad investire risorse. Un valore politico perché il progetto non si è basato sul solo lavoro degli esperti, ma ha richiesto il coinvolgimento di tutta la comunità educante dei servizi: è basato sulla valorizzazione dell’ascolto e ha sollecitato la curiosità e creatività dei bambini, che sono stati i veri protagonisti delle esperienze di apprendimento. Questo convegno è un punto di arrivo, ma anche di ripartenza, perché la sfida a cercare nuovi linguaggi ci appassiona, e crediamo che ai nuovi bisogno educativi sia necessario rispondere con nuovi strumenti da individuare e sperimentare con coraggio, umiltà e passione. Per questo ci mettiamo, ancora una volta, in ascolto».
La giornata è stata divisa tra una mattinata di conferenze e discussioni ed un pomeriggio di laboratori. La prima a salire sul palco è stata Vea Vecchi di “Reggio Children”, che ha parlato di educazione e infanzia nel toccante discorso “Il desiderio di bellezza”, nel quale ha spiegato perché l’estetica sia una base importante anche nel mondo della scuola.
«Il rischio di non desiderare la bellezza - ha analizzato - è quello di non vedere più e accettare senza indignarsi il brutto. Una anestesia della nostra sensibilità è un grave danno educativo, culturale e sociale: non sottraiamo ai bambini l’inestinguibile desiderio di bellezza che l’infanzia possiede e che tesse molta parte delle loro relazioni».
A seguire ha preso la parola Valentina Fantasia del “Max Planck Institute for Human Development” di Berlino che ha parlato dei “neuroni-specchio”, ovvero i neuroni capaci di captare le azioni altrui e trasferirle al sistema motorio dell’osservatore, permettendogli di realizzare lo stesso comportamento osservato.
Pedagogisti, formatori, educatori ed insegnanti che in questi anni hanno portato avanti i progetti a Sassuolo hanno parlato con soddisfazione dei risultati ottenuti e di come le esperienze realizzate potrebbero essere rilanciate in futuro. Nel pomeriggio, un mix tra divertimento e apprendimento con i laboratori “Corpi che ascoltano” e “Corpi in gioco”. —
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