Gazzetta di Modena

Modena

chiusa la terza edizione 

Religioni a confronto con un unico dogma: la fede non crea muri

PAOLO SEGHEDONI

Al focus di ieri il cardinale Montenegro, il rabbino Goldstein il presidente Ucoii Lafram e l’assessore, valdese, Mezzetti

2 MINUTI DI LETTURA





Si è chiuso a Modena, con le ultime iniziative, il terzo Festival della migrazione. Circa 2.500 presenze ai momenti di confronto, ai seminari, agli spettacoli e al pranzo dei popoli (che con quasi quattrocento persone ha fatto registrare il sold out) e 1.800 studenti che stanno frequentando la mostra interattiva “Alle radici” che si chiuderà giovedì 15 al Centro Famiglia di Nazareth. Nell’ultima giornata il focus è stato piazzato sulle religioni e sul contributo di queste alla concordia nelle nostre città. «Nella preghiera troviamo un linguaggio che può essere comune, nella preghiera ci sentiamo tutti figli, e scopriamo nell’altro una ricchezza, un fratello - ha esordito il cardinale di Agrigento Franco Montenegro, che è anche presidente di Caritas italiana -. La fede è stare accanto all’altro come se ci fosse Dio. Ma da cristiani dobbiamo schiacciare sull’acceleratore, siamo troppo concentrati sul culto, rischiamo di pregare dicendo a Dio cosa deve fare. Se c’è una comunità che non è accogliente ed è rigida verso l’altro, probabilmente non ha ancora incontrato Dio. Un Dio rigido o che mette muri è un Dio che non riesco a immaginare».

Il rabbino di Modena e Reggio Emilia, rav Beniamino Goldstein, ha aggiunto: «Pensate alla storia di Sarajevo, in questa città da sempre hanno convissuto la chiesa ortodossa, quella cattolica, la moschea e la sinagoga, tutti a pochi passi l’una dall’altra. Paolo Rumiz ha scritto che “Sarajevo è una pentola che non ha mai toccato carne di maiale e nelle case di cattolici e ortodossi è sempre pronta ad accogliere ospiti musulmani”. La convivenza e la concordia si imparano vivendo assieme e conoscendo l’altro e quello che è importante per lui. Servono tempo e pazienza. Le religioni non sono causa di conflitto».

Yassine Lafram presidente nazionale dell’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche d’Italia: «Se Dio avesse voluto ci avrebbe fatto tutti uguali, della stessa religione, della stessa nazione, con la stessa lingua…, ma ci ha fatto diversi. Non abbiamo scelta se non quella di fare un cammino comune, nel rispetto delle specificità di ciascuno e della nostra identità. Oggi abbiamo la necessità di dialogare insieme, non si può più far finta di niente: per ciascun credente e cittadino diventa un dovere conoscersi e farsi conoscere e dobbiamo andare oltre le rispettive paure». Ha chiuso Massimo Mezzetti, valdese e assessore regionale alla cultura: «Vediamo oggi che la politica rialza muri e lo fa a partire dalle paure. Il dialogo è fatica, pazienza, ricerca, rispetto, capacità di ascolto, silenzio… Pensiamo che diversità e identità siano fattori di divisione, ma può non essere così. Attenzione però, stiamo perdendo il rispetto della nostra cultura e civiltà». —

PAOLO SEGHEDONI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google