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Gaetano Donizetti e la sua torta... improvvisata

MASSIMO CARPEGNA
Gaetano Donizetti e la sua torta... improvvisata

A Bergamo un detto popolare è legato al dolce dedicato al compositore: una sua fetta serve per guarire il “mal d’amore”

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Era povero, Gaetano Donizetti! Il padre faceva il portiere al Monte dei Pegni e la madre tesseva. Trascorse l’infanzia con poco da mangiare e nulla per giocare, in una specie di scantinato buio. Ma a nove anni, grazie al talento straordinario che mostrava, fu ammesso alle “Lezioni caritatevoli di musica” dirette da Mayr. Il celebre maestro lo ebbe in simpatia, tanto da inviarlo al Liceo Musicale di Bologna, ora Conservatorio, per formare la sua istruzione d’armonia e contrappunto.

Di passaggio a Roma, conobbe Virginia Vasselli, ragazza di famiglia benestante, bella e gentile. Fu amore a prima vista. Per non trascinarla nella sua povera condizione, si sottopose ad un lavoro massacrante, scrivendo dodici opere in soli tre anni. La sua popolarità si diffuse, e con essa aumentarono i guadagni. Nel 1828 finalmente poté sposare la sua Virginia, ma poco dopo la felicità si tramutò in tragedia. Incapace a resistere al fascino d’altre donne, contagiò la moglie con la sifilide e ne causò la morte prematura. Prima di questo fatto, Donizetti riuscì ad essere ancora più prolifico di Rossini: circa una settantina di composizioni. Forse troppe e scritte troppo in fretta, ma tra esse si annoverano capolavori come “Anna Bolena” (1830), “Elisir d'amore” (1832), “Lucia di Lammermoor” (1835), “La Figlia del reggimento” (1840), “La favorita (1840)”, “Don Pasquale” (1843).

Una volta, il direttore del Teatro della Canobbiana di Milano si trovò ad aver bisogno di un’opera nuova in pochissimo tempo, perché un altro compositore era venuto meno all’impegno. Si appellò a Donizetti, due settimane prima della data fissata per la prima e gli propose di mettere insieme alla meglio un’opera nuova, utilizzando sue composizioni precedenti. Donizetti, al quale il sangue bolliva con facilità, si sentì offeso: «Come? Pensate che non sia capace di comporre un’opera in due settimane?». Il librettista Felice Romani fu convocato d’urgenza e gli s’intimò di scrivere il libretto in una sola settimana. Romani, terrorizzato, forni il libretto in tempo e Donizetti buttò giù la musica. Era “L’elisir d’amore”.

Berlioz tentò d’ascoltarla a Milano e così descrisse il comportamento del pubblico. Il teatro era pieno zeppo, ma la gente «chiacchierava con voce normale e dando le spalle al palcoscenico... vedendo che era inutile sperare di sentir qualcosa dello spartito, che non conoscevo, me ne andai».

Nel 1837, dopo la morte di Virginia Vasselli, Donizetti iniziò ad attraversare lunghi periodi di malattia e nel 1845 ebbe un’ischemia, le facoltà mentali gli vennero lentamente meno e mori tre anni dopo, a soli cinquantuno anni.

A proposito dei suoi gusti gastronomici, non abbiamo notizie certe, ma possiamo presupporre che amasse “Polenta e negot”, i “Casoncelli bergamaschi”, la “Verza e cotechino alla bergamasca”, le “Fritole”, ma c’è una leggenda che gira per le vie di Bergamo: «Se hai un mal d’amore, basta una fetta di Turta del Dunizet e tutto passa». Pare infatti che una sera il compositore bergamasco e Gioacchino Rossini fossero a cena insieme e che il primo avesse il cuore infranto. Rossini, che sappiamo buongustaio e amante della giovialità, tentò di tirare su il morale all’amico e chiamò il cuoco personale, chiedendogli di preparare qualcosa di semplice, veloce e soprattutto dolce. Il cuoco riflettè un attimo e realizzò una torta a forma di ciambella, una sorta di “Margherita” con qualche goccia di albicocca e ananas candito, aromatizzata con vaniglia e Maraschino. La servì su un piatto da portata ricoperta di zucchero a velo e attese che facesse il suo dovere. Fu battezzata “Turta del Donizet”. In verità, questo dolce fu inventato e brevettato da Alessandro Balzer nel 1948 per il centenario della morte di Donizetti. Il “Balzer” è un locale storico di Bergamo, che si trova di fronte al teatro dedicato al compositore. Se volete cucinarla, questa è la ricetta:

Ingredienti

260 g di burro

150 g di zucchero

8 tuorli

4 albumi

80 g di farina 00

100 g di fecola

80 g di ananas candito a cubetti

120 g di albicocca candita a cubetti

1 cucchiaio di Maraschino

1 bacca di vaniglia (o estratto)

Preparazione

Montate il burro con 120 g circa di zucchero fino ad ottenere un crema liscia ed omogenea. Aggiungete i tuorli, uno alla volta e solo dopo che il precedente sia ben amalgamato. Montate a neve gli albumi con il rimanente zucchero (circa 30 g) ed aggiungeteli al composto con movimenti dal basso verso l’alto, per non smontarli. Unite poi gradatamente la farina e la fecola setacciate, e i canditi. In ultimo versate il Maraschino e l’estratto di vaniglia (o i semi della bacca). Versate il composto in uno stampo a ciambella di 24 cm di diametro e sottoponete a cottura in forno pre-riscaldato a 180° per circa 40 minuti. Sformate la torta su una gratella e lasciatela raffreddare completamente. Prima di servirla spolveratela abbondantemente di zucchero a velo. Gustatela accompagnandola con un calice di Moscato di Scanzo. —

MASSIMO CARPEGNA

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