Le “signorine” della Banca Popolare Tra donne e lavoro c’è in mezzo una... vita
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Le chiamavano “le signorine” che potrebbe anche passare per un appellativo positivo, ma in realtà racchiude in un particolare lessicale tutta la storia della discriminazione femminile sul posto di lavoro. Succedeva alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che oggi analizza meritoriamente l’argomento spalancando i suoi importanti archivi, ma succedeva un po’ dappertutto. Le donne, infatti, in Italia iniziano a votare solo nel 1946 e la loro condizione femminile resta penalizzata sul posto di lavoro fino a leggi specifiche del 1963-1977. La loro, sopratutto negli uffici come appunto quelli delle banche, è quindi una storia di assenza più che di presenza. Di tutto ciò si è parlato venerdì pomeriggio presso la Galleria della Bper in via Scudari in occasione della “prima” dell’archivio storico della banca nata 151 anni. Il presidente Bper Pietro Ferrari, il responsabile del settore acquisti Sebastiano Simonini (il dirigente, insieme alla storica dell’arte Lucia Peruzzi, un anno fa ha voluto il museo della banca visitato da migliaia di persone) e l’archivista Chiara Pulini hanno illustrato l’ampia raccolta di documenti Bper - una vera e propria storia di Modena e dell’istituto di credito - posta lungo poco meno di un chilometro di scaffali. E qui emergono i nomi della faticosa ascesa delle donne alla Bper, banca dove oggi le donne sono il 40% dei dipendenti anche se non ce n’è nessuna nel top management.
La Bper nasce nel 1867 e all’inizio ha 4 dipendenti ovviamente uomini, poi cresce e nel 1915 alla vigilia della prima guerra mondiale quel luogo con 33 dipendenti continua ad essere territorio chiuso per le signore nonostante in archivio ci siano “suppliche”, come quelle della maestra Paola Cabbia del 1877 e della ragioniera Armentina Muratori del 1905, per giungere a una assunzione mai avvenuta per loro. La prima assunzione di una donna in Bper avviene infatti nel 1915 per motivi legati alla prima guerra mondiale, con la partenza degli impiegati diretti al fronte. Entra in banca Ada Mazzoni, seguita da pochissime altre tra cui Ines Santini. «Ma il ruolo delle donna - spiega l’archivista della banca Chiara Pulini - resterà sempre subalterno e precario per lungo tempo, tanto che in una occasione quella parte di personale viene definita ‘fluttuante, straordinaria, fuori ruolo’: ci sono termini più precisi per indicarne la precarietà? Le si chiamava appunto ‘signorine’ e per le poche assunzioni si preferivano ragazze del ceto medio, maestre e ragioniere di buona famiglia. Qualcosa iniziò a cambiare nel corso degli anni ’60 grazie a Guido Monzani che poi divenne anche direttore della Bper».
Se negli anni della prima e poi della seconda guerra mondiale le donne entrano soprattutto come sostitute di padri, fratelli, figli che vanno in guerra il loro ruolo per fortuna muta sempre più nel secondo ‘900, anche se l’Italia solo nel 1977 smantellerà finalmente tutte le “tutele” del lavoro femminile: almeno formalmente la parità vera è quindi stata stabilita appena quarant’anni fa. «Speriamo - spiega il presidente Bper Pietro Ferrari - di potere accrescere le donne nei ruoli dirigenziali, in consiglio di amministrazione ne parliamo spesso». Sebastiano Simonini aggiunge: «L’archivio racconta una infinità di storie che via via faremo conoscere. E’ parte del progetto che, legando arte e documenti, focalizza l’attenzione sulla corporate collection di Bper». —
STEFANO LUPPI
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