Gazzetta di Modena

Modena

Pedofilia, l'accusa di “Veleno” alle istituzioni: «Noi bimbi indotti a confessare il falso»

Alberto Setti
Pedofilia, l'accusa di “Veleno” alle istituzioni: «Noi bimbi indotti a confessare il falso»

Dopo vent’anni due donne svelano i metodi usati per incastrare i presunti pedofili. Rabbia e commozione da tutta Italia

3 MINUTI DI LETTURA





FINALE EMILIA. «Veleno è un viaggio obbligatorio nel più profondo inferno. Una volta scesi, non si torna mai più veramente».

L’inferno. Lo descrive così, in un commento di ringraziamento agli autori, uno delle migliaia di italiani che ieri hanno ascoltato, choccati, l’ultima puntata della serie “Veleno”.


LA PUNTATA EXTRA DI VELENO "20 ANNI DOPO"

A distanza di 20 anni dai fatti narrati, è stata pubblicata ieri da Repubblica.it e realizzata da Pablo Trincia e Alessia Rafanelli. C’è anche sul sito della Gazzetta di Modena.

Una puntata che è andata ben oltre le più sconcertanti attese che si erano create su questa inchiesta che smonta irreversibilmente la vicenda dei “Pedofili della Bassa”, costata arresti, processi, lacerazioni indelebili e la “scomparsa” di 16 bambini, presunte vittime di una banda eterogenea di “satanisti” che -a dar retta alle accuse - assassinavano e violentavamo decine di bambini, nelle case, nei cimiteri, nei luoghi pubblici di Finale, San Biagio, Mirandola, Massa Finalese...

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.17457659:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/cronaca/veleno-puntata-extra-una-notte-lunga-vent-anni-il-trailer/105754/106361]]

Chi vive nella Bassa, al più a Modena, quelle storie le conosce per inerzia, anche perché sono costate la vita a Don Giorgio Govoni, morto di crepacuore, e non solo. A Mirandola si gettò dal palazzo dove viveva Francesca Ederoclite. Veleno ha intervistato la figlia di Francesca , che ha deciso di raccontare la sua storia, liberandosi di un peso schiacciante che teneva dentro da vent’anni.

E, nelle dichiarazioni che sono state registrate, questa donna di oggi, all’epoca bimba di otto anni, racconta di essere stata sequestrata e sottoposta ad un incessante, martellante, ingiusto lavaggio del cervello, perché “confessasse” quello che non era mai accaduto: ovvero che anche lei era stata vittima di abusi sessuali di gruppo, tra pedofilia e satanismo.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.17457663:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2018/11/13/news/pedofilia-nella-bassa-pronte-decine-di-denunce-sulle-false-accuse-ma-serve-una-coscienza-1.17457663]]

Il suo racconto, la sua voce, sfasciano la resistenza odierna di quanti all’epoca lavoravano nelle istituzioni.

«Va bene così, ciò che è stato fatto», ha in sostanza detto l’assistente sociale di allora, unica a raccogliere la pungente domanda di Trincia. Gli altri sfuggono: «Magistrati e psicologi non hanno mai risposto», dice Trincia, ricordando la lettera fatta pervenire in occasione delle prime puntate. Lettera che sembrava scritta in burocratese, ma era attribuita a quattro dei bambini di allora, che tutto confermavano. «Anche - incalza oggi Trincia - omicidi, rapimenti e sgozzamenti di minori, fino a quindici a settimana, che sono contro la stessa logica, perché mai nessun bambino risulta scomparso».

Il racconto di Veleno 8, mezz’ora di una sequenza mozzafiato di interviste e citazioni che hanno commosso, non risparmia nessuno. Neanche i magistrati del tribunale dei minori di Bologna che, per giustificare la circostanza che una bimba si rifiutasse di “confessare” ciò che oggi è inverosimile, non esitarono a definirla in un atto ufficiale “bambina omertosa”. Una bambina?

Trincia ricorda che sono già quattro i minori oggi adulti che hanno di fatto ritrattato. E, considerando che dei sedici portati via alcuni erano pressoché neonati, considerando che altri si stanno timidamente affacciando alla realtà, Veleno ha fatto lavoro dirompente. Non abbastanza, se si pensa alle porte chiuse, alle dichiarazioni stentoree di quanti hanno provocato questa tragedia. Abbastanza, se si pensa che fratelli separati a suo tempo che per due decenni non hanno neanche saputo o voluto ri-conoscersi, oggi si parlano. Tanto, se si pensa alla bella immagine conclusiva dell’inchiesta: Daniela, la madre di Massa, che ha ritrovato la figlia, e con lei due bellissime nipoti: «Ho capito quando mi sono nate le bimbe quanto mi mancava mia madre. E mi sono decisa a parlare, perché certa gente non abbia più a che fare con i bimbi, perché non accada ad altri bimbi quello che è accaduto a me», dice la figlia di Daniela. È rinata alla vita.—
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google