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Intossicazione al giapponese, blitz dell’Ausl nel ristorante

Giovanni Balugani
Intossicazione al giapponese, blitz dell’Ausl nel ristorante

Il Servizio igiene ha verificato gli standard del locale e sequestrato del cibo I due minorenni più gravi sono stati dimessi dall’ospedale: l’ultimo ieri sera

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Il personale dell’Ausl lunedì sera si è recato per controlli nel ristorante giapponese del centro storico in cui domenica un gruppo di amici aveva cenato, accusando poi forti malori. Due di loro, entrambi minorenni, nella notte erano stati costretti a recarsi al pronto soccorso di Baggiovara: uno è stato dimesso lunedì, l’altro soltanto ieri sera. «Una tossinfezione» la diagnosi, anche se il dottor Alberto Tripodi, responsabile del Servizio igiene alimenti e nutrizione dell’Ausl di Modena, specifica: «Parliamo più genericamente di malattia trasmessa da alimenti». Spetterà alla sua unità operativa fare luce su quello che è accaduto. Il gruppo di amici ha cenato al ristorante con la notissima formula “All you can eat”, letteralmente “mangia tutto quello che puoi” a prezzo fisso, consumando anche pietanze a base di pesce crudo.

«Ogni volta che si presentano situazioni del genere il Pronto soccorso ci avvisa - spiega Tripodi - Eseguiamo una prima valutazione della segnalazione, raccogliamo, attraverso un’inchiesta epidemiologica, tutte le informazioni su quando e dove le persone hanno consumato gli ultimi pasti e su cosa hanno mangiato. Non è sempre facile discernere se i problemi siano causati da ciò che è stato consumato al ristorante o magari alcune ore prima in casa, visto che esistono tempi di latenza anche lunghi per alcune patologie. Ciò significa che non parliamo solo con chi ha presentato sintomi, ma pure con chi non presenta alcun segno evidente di malessere. Così abbiamo un quadro completo della situazione e soprattutto possiamo capire quali alimenti possano aver causato l’intossicazione. Eseguiamo anche accertamenti clinici volontari, come le coprocolture».

L’inchiesta dura poco tempo, bisogna agire con tempestività per evitare che altre persone possano consumare alimenti scadenti. Per questo già lunedì sera gli uomini dell’Ausl, con il supporto del servizio veterinario, erano nel ristorante: «Applichiamo un protocollo operativo ormai collaudato. Oltre a impedire il ripetersi del problema eliminando i cibi sospetti dal commercio, l’obiettivo è verificare le strutture del locale (cucina, frigoriferi, pulizia, manutenzione, igiene del personale ecc), le condizioni di conservazione degli alimenti e poi anche accertare le procedure adottate nella preparazione dei pasti, che nel caso del pesce crudo sono molto importanti al fine di valutare se il ristorante ha una qualche responsabilità. Vengono anche fatti sequestri per poi analizzare in laboratorio il prodotto». Per i risultati si dovrà ancora attendere.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.17455066:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2018/11/12/news/modena-cibo-giapponese-scadente-due-ricoveri-al-pronto-soccorso-1.17455066]]Nel mirino è finito il pesce crudo, piatto forte dei ristoranti giapponesi. «La procedura per poter servire il pesce crudo è molto precisa - sottolinea Tripodi - ed è necessaria per evitare che nella carne si presentino parassiti. Il pesce deve essere conservato a -20 gradi per almeno 24 ore. L’operazione può essere effettuata direttamente dal ristoratore nel suo locale oppure dal fornitore, che deve vendere il prodotto accompagnato da un attestato di avvenuta bonifica. Ciò significa che a volte il ristoratore può essere vittima di un errore del fornitore».

Il cliente non può fare altro che affidarsi alla professionalità del ristoratore, anche perché a occhio nudo è estremamente difficile riuscire a carpire informazioni su ciò che si ha nel piatto: «Segni diretti non ce ne sono - continua Tripodi - Quindi meglio fidarsi dei sensi: se il pesce non sembra fresco è bene astenersi dal consumarlo». —

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