Nel canale inquinato tra Novi e Carpi rischiano di morire 200 quintali di pesci
I pescatori volontari stanno cercando di evitare la morìa «Acqua insalubre, speriamo vengano trovati i responsabili»
NOVI. Oltre duecento quintali di pesce da salvare. Verso questo obiettivo si stanno incanalando gli sforzi delle sezioni modenesi di Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee) e Apas (Associazione Pesca e Attività Subacquee). Il danno ambientale che si sta consumando da venerdì interessa il Cavo Lama, in corrispondenza del ponte di via Borelle a Rovereto, al confine tra Carpi e Novi. Qui centinaia di pesci sono già morti, mentre altrettanti boccheggiano in superficie, in cerca dell’ossigeno che non trovano nell’acqua inquinata.
È sul Ponte cosiddetto “della Marchesa” che incontriamo Mauro Rosta, volontario Apas che in queste ore disperate si sta occupando insieme ai colleghi del recupero di quel che rimane in vita tra carpe (la maggioranza), breme e scardole.
«Gli operatori dell’Arpae sono intervenuti lunedì - racconta - e ora stanno effettuando analisi su campioni d’acqua, ma per i risultati occorre tempo. Si ipotizza che sia stato un piccolo scolo localizzato tra Soliera e Carpi a causare tutto questo, ma non sono convinto: credo piuttosto allo sversamento di una porcilaia. La situazione è disperata».
La Lama ospita ogni anno 14-15 mila pescatori che qui si ritrovano per gare e campionati: “è il nostro patrimonio”, afferma Guido Lugli, consigliere e dirigente Fipsas sezione di Modena, “e dall’inizio dell’anno sono già 60 i quintali di pesce vivo recuperato”.
Ancora una volta, dunque, i volontari si stanno adoperando per salvare gli animali e trovare un posto dove sistemarli. «Il cavo Lama è di competenza della Bonifica dell’Emilia Centrale con la quale Fipsas Modena e Apas hanno una convenzione per il recupero dei pesci - spiega Lugli - In questo quantitativo minimo di acqua, che siamo riusciti a ottenere con la sistemazione di una paratia che chiude e mantiene stabili 70-80 centimetri, si è potuto salvaguardare il patrimonio ittico che ci vive e quello che proviene dai recuperi nei canali dei dintorni. Oggi, quindi, il rischio è che in così poca acqua l’inquinamento sia ancora più pesante per via della scarsa diluizione. Già in maggio c’era stato un segnale preoccupante: erano morti 2-3 quintali di pesci piccoli. Faremo di tutto per salvare il salvabile, depositando i pesci in un laghetto per l’inverno poi, una volta sanificato il cavo, li riporteremo. Purtroppo, non riusciremo a recuperarli tutti e in caso di morìa dovranno intervenire i Comuni. Senza contare il problema sanitario. Non era mai capitato un evento tanto vasto. Ci servirà da lezione. Sperando che si trovino i colpevoli e vengano denunciati». —
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