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Vino: ecco che cosa ci dice l’etichetta

riccardo padovani
Vino: ecco che cosa ci dice l’etichetta

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A tutti sarà capitato di leggere sulle  bottiglie di vino la scritta “Denominazione di Origine Controllata” o “Denominazione Di Origine Controllata e Garantita” o ancora “Indicazione Geografica Tipica” spesso abbreviate con gli acronimi DOC, DOCG e IGT. Per capire cosa sono e come sono attribuite bisogna introdurre il concetto di “disciplinare” e cioè un insieme di linee guida alle quali i coltivatori e i produttori si devono attenere per avere la certificazione.

I vini che rispettano i vincoli imposti dai disciplinari sono certificati dallo Stato in merito alla loro origine e al metodo di produzione, e sono quindi tutelati da sofisticazioni e imitazioni illegali. In Francia le prime leggi volte a proteggere un vino furono fatte nel 1906 quando fu emanato il primo disciplinare per la protezione del cognac a cui seguì nel 1907 il disciplinare di produzione dello champagne (Appelation d’Origine Controlée) che permise a questo vino di posizionarsi subito a livelli di eccellenza. Il 12 luglio 1963 viene emanata in Italia la prima legge sulla tutela dei vini che fissa le regole generali a cui si sono ispirate tutte le regioni per creare i singoli disciplinari e che si è adeguata negli anni fino all’ultima modifica del 2010, mantenendo i principi originari.

La prima certificazione italiana è stata la Denominazione di Origine Controllata (DOC): il disciplinare delimita le zone geografiche di produzione e indica i vitigni da utilizzare, la tipologia del terreno di coltivazione dell'uva, la resa dell'uva in vigna (resa più bassa significa più qualità), le tecnologie di produzione e di invecchiamento, le caratteristiche del prodotto finito e le eventuali qualificazioni del vino al momento della commercializzazione. Alcuni vini DOC possono riportare in etichetta indicazioni aggiuntive come “classico” se prodotti in una zona con maggiore tradizione all’interno del territorio del disciplinare, “riserva” se invecchiati in cantina più a lungo del normale o “superiore” se hanno una maggiore gradazione alcolica.

Le DOC nel tempo sono divenute così numerose ed alcune così estese che si è sentita l’esigenza, soprattutto commerciale, di aumentare ulteriormente i vincoli territoriali dando vita alle Denominazioni di Origine Controllata e Garantita: queste sono riservate ai vini già riconosciuti DOC che siano ritenuti di particolare pregio qualitativo per fattori naturali, umani e storici e per ottenere la certificazione devono essere sottoposti ad analisi chimico fisica e ad esami organolettici e sensoriali da una apposita commissione. Non sempre la certificazione DOC e DOCG è sinonimo di qualità, alcune aziende pur facendo vini molto pregiati hanno scelto di non rientrare all’interno dei disciplinari pur avendone la possibilità per evitare spese e vincoli a livello produttivo.

I disciplinari di Indicazione Geografica Tipica sono meno restrittivi, prevedono aree geografiche più ampie dalle quali devono venire almeno l’85% delle uve. Dal 2009 la normativa europea ha trasformato le IGT in Indicazione Geografica Protetta ma soprattutto ha raggruppato DOCG e DOC nella Denominazione di Origine Protetta, con grande opposizione di Francia e Italia che vogliono giustamente difendere la storia e la tipicità dei loro prodotti e che hanno per il momento ottenuto una deroga per le loro eccellenze. — 

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