La Fondazione corre ai ripari Meno libertà al presidente
Lo scandalo da 7 milioni arriva in Area Nord con un’interpellanza dei 5 Stelle Mari: «Nuovo regolamento più stringente». Già iniziati gli interrogatori
MIRANDOLA
L’ex presidente della Fondazione Cassa di Mirandola, Giuseppe Belluzzi, oggi indagato con altre persone per truffa e autoriciclaggio, aveva chiesto e ottenuto di poter gestire direttamente una parte (intorno al 5%) del patrimonio finanziario della stessa Fondazione: 130 milioni complessivi al fine di incrementarne i proventi da distribuire sul territorio. Ma, dopo le sue dimissioni e l’investimento sotto inchiesta - 7 milioni di euro che rischiano di essere svalutati completamente - non potrà più accadere.
«È stata adottata una variazione del regolamento interno, che pone disposizioni più stringenti», hanno spiegato il neo presidente Giorgio Mari e il segretario generale, Cosimo Quarta al consiglio dell’Unione, a cui la Fondazione era invitata dopo un’ interpellanza di Giorgio Cavazza (M5s).
Cinque Comuni e l’Unione esprimono infatti quasi la metà dei componenti del Consiglio di Indirizzo. E proprio in questi giorni sono iniziati gli interrogatori coordinati dalla Procura di Modena, che conduce le indagini con la Finanza. Da quanto si vocifera, gli investigatori hanno sentito Belluzzi e due dirigenti della “Pairstech”, la finanziaria inglese cui l’ex presidente aveva consegnato l’ingente somma.
Dal Consiglio sono venute parole rassicuranti sulla consistenza dell’Ente e sulla capacità di superare l’emergenza, anche se i consiglieri Cavazza e Bergamini non hanno risparmiato dubbi. Il primo sulla capacità di controllo dell’organo di indirizzo (e quindi dei Comuni che ne hanno espresso i consiglieri), il secondo sulla circostanza che l’investimento, che avrebbe voluto essere negli originari piani di Belluzzi una operazione per incrementare il patrimonio, sia invece compromesso anche nel capitale, nella sua totalità.
Osservazioni cui ha replicato anche il sindaco Benatti, rimarcando la totale autonomia della Fondazione e respingendo la velata ipotesi di una richiesta di dimissione dei consiglieri. La prima rassicurazione è che l’investimento si aggira sui 7 milioni, non oltre, la seconda è che il calo delle erogazioni programmato - ha spiegato Quarta - da 2 a 1,5 milioni non dipende dall’inchiesta in sé, ma dalla situazione complessiva di mercato.
Quarta e Mari hanno consegnato ai consiglieri un testo, nel quale si ricorda che dalla nascita (1992) al 2017 la Fondazione ha erogato 34,3 milioni. Il bilancio 2017 ha chiuso con un patrimonio netto di 126,7 milioni e 2,1 di erogazioni, con proventi per 4,1 milioni e un avanzo di 721mila euro. Inoltre con il triennio 2019-2021 si vuol raggiungere l’obiettivo dei 40 milioni in trenta anni. I dirigenti hanno anche ricordato di aver prontamente segnalato i fatti alla Procura “che peraltro stava già conducendo autonome indagini”. Aggiungendo che la Fondazione “sta valutando tutte le necessarie azioni a tutela dei propri diritti”. È noto, infatti, che sono stati incaricati un avvocato penalista e un civilista per ricostruire la vicenda. —
A.S.
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