Quel misterioso atterraggio del grande aviatore Baracca
Una mostra fotografica a palazzo Borsari espone l’inedito scatto su cui sono in corso verifiche con gli esperti di storia
FINALE
La fisionomia è pressoché identica così come sembra proprio quello il bastone bianco che portava sempre con sé. Due indizi racchiusi in una foto e che racconterebbe un atterraggio di emergenza che il grande aviatore Francesco Baracca fu costretto ad effettuare su Finale durante la Prima guerra mondiale. Della scoperta è stata informata la Fondazione che si occupa della memoria di colui che ispirò Enzo Ferrari nella scelta del mitico Cavallino Rampante, simbolo che Baracca si faceva dipingere sui suoi aerei.
Lo scatto è in esposizione alla mostra “Finale Emilia 1918-2018. La Grande Guerra a Finale Emilia nelle fotografie di Vasco Pedrazzi”, allestita a palazzo Borsari di via Frassoni e visitabile sabato e domenica (9.30-12.30 e 15-18) con visite guidate dei tutor culturali del Comune.
La mostra, frutto del recupero di numerose lastre fotografiche del finalese Vasco Pedrazzi, donate dagli eredi al Comune, racconta per immagini la Finale di quegli anni, la sua vita cittadina e, soprattutto, la presenza di numerosi militari, sia di feriti ospitati nell’ospedale e nella struttura allestita dalla sezione finalese della Croce Rossa, sia di soldati del 2° Reggimento Genio Zappatori. Furono infatti circa 2mila i militari che, in tempi diversi, si addestrarono nel territorio finalese, in previsione del loro impiego nelle zone di guerra.
Le immagini in mostra sono poi state raccolte in un catalogo, curato dallo storico Fabio Montella, direttore del comitato scientifico - composto da Giovanni Barbi, Gherardo Braida e Celso Malaguti - che ha organizzato e allestito la mostra con l’Ufficio Cultura.
«Ci auguriamo che l’iniziativa - dice l’assessore alla Cultura Gianluca Borgatti - venga apprezzata dai nostri concittadini, in particolare da quelli più giovani. Le immagini in mostra e il catalogo che accompagna l’iniziativa possono costituire un momento di riflessione soprattutto per loro, per aiutarli a ricordare che il benessere attuale è dovuto al supremo sacrificio di quegli uomini laceri, sporchi e analfabeti. Non dimenticarlo è non solo un doveroso gesto di riconoscenza ma la prima garanzia di non perderlo». —
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