Urologia e ricerca: dalla Florida a Modena per battere i tumori
Il professor Bernardo Rocco è il nuovo primario a Baggiovara L’ospedale si conferma centro di eccellenza internazionale
Poteva essere Celebration, la “città perfetta” costruita a metà anni ’90 dalla Disney, ma alla fine è stata Modena.
Tutto questo passando per Milano, la sua città. Una scelta importante, anche se alla fine tutto torna: lunedì prossimo, una equipe di medici guidata dal professor Vipul Patel, il maggior esperto di chirurgia robotica della prostata al mondo, arriverà dalla Florida per incontrare i colleghi modenesi, con l’obiettivo di creare un network dell’eccellenza che avrà proprio Orlando e Modena come poli.
Bernardo Rocco, medico di origine milanese e da due anni professore associato di Urologia all’Università di Modena , è stato nominato direttore della Struttura complessa di Urologia dell’ospedale di Baggiovara il primo novembre scorso, un giorno dopo aver compiuto 45 anni.
Professor Rocco, lei è partito da Milano per arrivare a Baggiovara… via Florida.
«Sì: mi sono laureato a Milano, la mia città, nel ’98, e sono stato assunto dall’Istituto europeo di oncologia durante la specializzazione. Un momento molto importante l’ho vissuto nel 2006, quando ho introdotto la chirurgia robotica multidisciplinare allo Ieo, sviluppando in particolare l’approccio al tumore prostatico. Da allora, il robot ha assunto un ruolo fondamentale nel trattamento dei pazienti. Quindi, alla fine degli anni 2000, sono stato assistente del professor Vipul Patel, diventando “clinical instructor” al Centro di chirurgia robotica di Celebration, a pochi chilometri proprio da Orlando, in Florida».
Nella città fondata della Disney in Florida, infatti, c’è una delle strutture più importanti al mondo per la chirurgia robotica: perché è tornato in Italia?
«Sono sempre stato legato al mio Paese, e anche nel periodo trascorso in Florida, che è stato fondamentale per la mia carriera, il mio obiettivo era tornare in Italia. Così sono tornato a Milano, al Policlinico, dove ho fatto un’importante esperienza anche in chirurgia pediatrica. Quindi, a novembre 2016, ho vinto il concorso come professore associato all’Università di Modena. E poi, dopo due anni passati qui, due settimane fa è arrivata la nomina a primario di Urologia, succedendo al professor Giampaolo Bianchi - per anni punto di riferimento della clinica e medico conosciuto a livello internazionale - , che in questi due anni è stato molto importante per me. Una grande soddisfazione in una città a cui sono già molto legato, anche perché sono sempre stato tifosissimo della Ferrari».
Un “cervello in fuga”… al contrario, insomma, anche se il legame con la Florida resta, tanto che il più importante urologo del mondo sarà a Modena proprio lunedì prossimo.
«Il professor Patel sarà a Baggiovara lunedì pomeriggio per incontrare tutto il nostro team e rafforzare la collaborazione che deve affermarsi e crescere ancora: l’obiettivo è creare un network sulla chirurgia robotica della prostata che colleghi Modena, Orlando e altri centri di eccellenza, da Brisbane e Nuova Delhi. E i primi a entrare nel gruppo saremo proprio noi, anche perché tra i miei obiettivi c’è prima di tutto quello di curare i pazienti modenesi che hanno il tumore alla prostata».
Restando a Modena, quali sono secondo lei i fronti su cui vuole lavorare maggiormente nei prossimi anni?
«Voglio continuare a lavorare sul tumore alla prostata, che è un po’ il cancro alla mammella degli uomini: i numeri sono molto alti, ma fortunatamente la mortalità non è così impattante come per altri tipi di tumore. Si può fare ancora molto, a partire dai farmaci, dal momento che negli ultimi anni sono stati fatti notevoli progressi anche da questo punto di vista. Ma il primo obiettivo, parafrasando il professor Umberto Veronesi, al quale ero molto legato, tanto da entrare fin dalla specializzazione nel comitato scientifico della sua Fondazione, è quello di passare “dal massimo trattamento tollerato al minimo trattamento efficace”. Il che significa che la prevenzione è fondamentale e che, dal momento che le cure sono sempre meno invasive, anche il paziente può avvicinarsi al medico come meno timori che in passato». —
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