Ciclabile ad ostacoli Odissea in bicicletta
Attraversare la città schivando pedoni, buche e pensiline L’ora di punta è un caos anche per chi sceglie le due ruote
Due giorni fa abbiamo incontrato un amico in bicicletta: si è fermato, ci ha salutato e ci ha detto che non poteva intrattenersi più di tanto perché doveva andare a scuola. Perché in bicicletta, proprio lui, che abita così lontano?
Ci ha risposto seccato spiegandoci le troppe peripezie per rinnovare l’abbonamento dell’autobus scaduto, così è obbligato ad utilizzare le due ruote, non senza difficoltà, comuni a qualsiasi ciclista, legate al degrado della strada e al mancato rispetto di chi vi circola.
Il giorno dopo abbiamo provato anche noi a prendere la nostra dueruote e sfidare ciò che le strade di Modena avevano da offrirci: siamo partiti alle 7.30 da un palazzo, non lontane dal centro, con l’obiettivo di raggiungere il liceo Muratori San Carlo in Cittadella.
Impugnato il manubrio ci dirigiamo verso l’incrocio di Ciro Menotti, prima tappa del nostro viaggio su due ruote. Questo incrocio ha più problemi di un alunno quando la professoressa lo riempie di compiti un giorno per l’altro: semafori a breve durata e macchine che girano durante l’attraversamento dei pedoni rischiando sempre incidenti. Passato l’infernale incrocio, ancora vivi, percorriamo la ciclabile in Largo Garibaldi. Concordiamo tutti che sia parecchio scomodo e pericoloso, sempre per i pedoni, il tratto ristretto tra la pensilina e l’isola utile per montare sopra l’autobus: c’è sempre il rischio che i pedoni, non vedendo i ciclisti, attraversino sulla ciclabile col rischio di incidenti. Capiamo che un semaforo nel bel mezzo di una ciclabile non si è mai visto ma almeno un cartello o un segnale luminoso di attenti sarebbe gradito, vista anche la poca attenzione dei giovani. Passato quel breve tratto critico arriviamo all’incrocio di largo Garibaldi.
Strada apparentemente tranquilla non contando la presenza dei taxi diretti verso l’infinito e oltre che potrebbero prenderci sotto come figure vista la velocità con cui viaggiano con le loro tanto pubblicizzate macchine bianche. Ma arriviamo finalmente in centro, zona teoricamente tranquilla visto lo Ztl.
Non mancano, però, i problemi con gli storici sanpietrini: tanto iconici quanto scomodi. Per tutta la lunghezza del centro sembra di essere sulle montagne russe, rischiando ogni 3 metri di inchiodare con la biciletta e volare liberi nel cielo di Modena.
Dopo esserci frullati per bene il cervello, arriviamo al Palazzo dei Musei, forse l’unica zona dell’intero percorso dove possiamo tirare un sospiro di sollievo senza che qualcuno sia pronto dietro l’angolo a mirare noi e le nostre bellissime biciclette nere.
Giungiamo così alla zona del mercato del lunedì: la ciclabile che decidiamo di sperimentare ora è quella di via Molza, la strada della stazione delle corriere. Imboccata la corsia gialla notiamo subito la folla di coetanei, visto l’orario, andare a piedi verso le scuole, prendendosi tutto lo spazio necessario senza ritegno e rispetto per nessun ciclista, buttandoci così in strada col rischio di finire sotto una delle tante corriere senza fili e insonorizzate, difficili da captare a meno che uno non abbia gli occhi anche dietro la schiena. Forse per le cuffie alle orecchie o forse per la non curanza dei soggetti, potremmo far suonare in modo melodioso o meno il campanello legato alle nostre bici senza che nessuno ci degni neanche di un cenno di recepimento del nostro messaggio chiaro e palese. Ma cosa si può pretendere da chi sta in strada con la testa tra le nuvole? Spesso, va detto, questi sono giovani.
Dagli adulti si, da loro sì che si può pretendere più attenzione per le regole stradali, visto che dovrebbero aver dato l’esame per la patente già da qualche anno. E invece non si spostano nemmeno loro dalla ciclabile, utilizzando il marciapiede donatogli come regalo dal Comune.
Ma finalmente arriviamo a scuola, sono le 8.05, siamo in ritardo, parcheggiamo le bici e pensiamo che la nostra odissea sia finita e invece noi tutti, proprio come Ulisse, ora dobbiamo andare a sconfiggere i Proci, per poterci riprendere ognuno la propria patria, nonché il proprio banco e la nostra giornata non poteva iniziare nel modo migliore. —
LISA REGHIZZI
3DL liceo “Muratori San Carlo”
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