Gli angeli del diabete al supermercato e il cane Kyra annusa le crisi glicemiche
SANITàSaverio CioceInafferrabile e imprevedibile entro certi termini, ma da tenere sotto stretta sorveglianza per garantirsi una vita normale, piena di opportunità e possibilità.È questa la filosofia...
SANITà
Saverio Cioce
Inafferrabile e imprevedibile entro certi termini, ma da tenere sotto stretta sorveglianza per garantirsi una vita normale, piena di opportunità e possibilità.
È questa la filosofia che ha ispirato l’Associazione dei Giovani Diabetici spingendo famigliari dei pazienti e volontari negli spazi della coop I Gelsi, in via Vignolese, per effettuare test gratuiti della glicemia ai clienti del supermercato. Solo nelle prime tre ore della mattina sono stati superati i 150 test: un microago effettuava la puntura per una goccia di sangue e una striscetta di carta del glucometro misurava in tempo reale la percentuale di zuccheri nel sangue.
«Chi ci ha seguito è rimasto piacevolmente sorpreso - spiega il presidente dell’associazione, Daniele Bandiera - Nessun dolore, risposta immediata, tempi azzerati e anche un pacco di fette integrali per il disturbo. Tutto questo è stato possibile grazie alla accordo con la direzione della cooperativa, che ha messo a disposizione gli omaggi e una volontaria per affiancare il nostro lavoro. Se i valori di concentrazione del glucosio poi si rivelano molto alti ecco che scatta la fase in due in cui si chiede la collaborazione per compilare un questionario sugli stili di vita e le abitudini alimentari, l’uso di farmaci per altre malattie».
Un coinvolgimento paziente, piuttosto che tra pazienti, per una malattia che cresce vertiginosamente in tutte le classi d’età e in tutti i ceti sociali. Vita sedentaria, alimentazione frammentaria e preconfezionata ed stress da lavoro sono un tridente d’attacco che colpisce senza tregua.
Per il diabete di tipo 2, quello collegato soprattutto agli anziani, c’è la possibilità di una sorveglianza maggiore ma a prezzo di una dieta ferrea oltre che a un uso mirato di farmaci, con il moto fisico che diventa - per tutti - la prima medicina da usare quotidianamente.
Su questa malattia, le sue ricadute per l’invalidità permanente e i costi sociali, si gioca una buona fetta dell’assistenza sanitaria in Italia e nel resto dell’Occidente. Le complicanze cardiovascolari e cerebrali sono il primo passo di una marcia a tappe forzate verso la possibile perdita della vista, infarti e ischemie e la perdita degli arti che devono essere amputati per salvare i pazienti. Esiti micidiali per una malattia silenziosa, che si stabilisce impercettibilmente nell’organismo e che si manifesta all’improvviso o comunque quando è già troppo tardi».
«La prevenzione è la nostra arma migliore - dice sorridendo Barbara Predieri, professore associato in Pediatria e specialista di diabete in età pediatrica - Certo che con il tipo 1, quello che insorge all’improvviso, c’è solo l’intervento tempestivo che permette di scongiurare il peggio. E poi tanto sport e una dieta misurata nelle componenti più che nella qualità. I veri pericoli vengono da sintomi che si sottovalutano. A Modena ad esempio la percentuale dei ricoverati con diabete 1 che arrivano quasi in coma, o che hanno perso coscienza perchè sono quasi disidratati, sfiora il 30%. Non è poco, vero? E poi ci sono i numeri che riguardano i pazienti da 0 a 14 e 18 anni, occorre dire che i 200 casi che assistiamo hanno un incremento annuo superiore al resto della media italiana, il 17% contro il 13% nazionale su 100 mila bimbi. Il che significa quasi 20 malati in più, molto gravi, che si aggiungono ogni dodici mesi».
Un impegno di cura e attenzione che si riflette anche sulle famiglie e sulla scuola. Ad esempio, cosa deve fare una maestra con un bambino di sei anni che va in crisi ipoglicemica. Basta evitare il panico e un cucchiaino di zucchero con un poco d’acqua e subito i sintomi più gravi se ne vanno. Ma, com’è stato ripetuto in tutte le sedi, occorre sviluppare il massimo di attenzione ai primi sintomi».
Per i controlli delle crisi ipoglicemiche negli ultimi tempi c’è un’arma in più ed è quella rappresentata dal fiuto dei cani addestrati a riconoscere l’arrivo della carenza insulinica dal cambio di odore del corpo e a lanciare l’allarme.
«Kira è un alleato prezioso per nostro figlio di pochi anni - spiega Roberto, uno dei volontari che ieri era presente allo stand con uno splendido pastore australiano - Il cane diventa una sentinella fondamentale nelle ore notturne perchè se la crisi arriva il bimbo non può accorgersene. I corsi per la formazione sono agli inzia nella nsotra provincia ma i risultati arriveranno di sicuro». —
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