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IL VESCOVO IN S. BARTOLOMEO

Modena, Diocesi, una rete di dieci associazioni per dare un aiuto a chi vive in povertà

Gabriele Farina
Modena, Diocesi, una rete di dieci associazioni per dare un aiuto a chi vive in povertà

il convegno «Non nascondiamo le nostre povertà, non rimandiamo l’incontro con il volto del povero». Il vescovo don Erio Castellucci ha ribaltato ieri la prospettiva comune nella chiesa di San...

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MODENA. «Non nascondiamo le nostre povertà, non rimandiamo l’incontro con il volto del povero». Il vescovo don Erio Castellucci ha ribaltato ieri la prospettiva comune nella chiesa di San Bartolomeo. In occasione della seconda Giornata mondiale dei Poveri, la parrocchia ha ospitato nel pomeriggio il convegno “Questo povero grida e il Signore lo ascolta”.

Un titolo che don Eros Benassi, direttore della Caritas diocesana, ha invitato i partecipanti a fare proprio con un gioco, chiedendo loro di chiudere gli occhi e pensare a una persona bisognosa di aiuto. Sono poi partite le “interrogazioni” ad occhi aperti: quanti sono giovani? Adulti? Anziani? Stranieri? «Il Signore ci dà il compito di ascoltare il grido di questa persona – ha esortato Benassi – e di usare mani, occhi, braccia, testa, cuore, tutto noi stessi per aiutarla perché grida aiuto nei nostri confronti». Lo stesso può capitare a parti invertite, per cui serve deporre ogni etichetta. «I poveri sono un termine generico – ha proseguito il direttore della Caritas – anonimo e anche offensivo. Cerchiamo di dare un’identità, di vincere l’indifferenza e l’anonimato».

«Un atteggiamento di umiltà per lavorare insieme senza protagonismi di sorta». Maria Rita Fontana, vicedirettrice della Caritas, ha citato Papa Francesco per indicare il modello costruito da quest’anno a Modena. Una rete di dieci associazioni, chiamata Consulta diocesana delle attività caritative, che opera per aiutare il prossimo quale che sia il suo bisogno. Alla rete appartengono la Caritas, CoopAttiva, Masci, Progetto Insieme, Csi Modena Volontariato, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione Cristiana Lavoratori Italiani, Charitas Asp, Associazione Genitori Charitas e Porta Aperta. «Sviluppiamo azioni che, seppur diverse, portano a un obiettivo comune attraverso la relazione e l’inclusione», ha garantito Fontana.

Gli oltre cento partecipanti hanno poi assistito a cinque testimonianze di altrettante associazioni appartenenti alla Consulta. La Caritas ha mostrato l’attività svolta in un centro di accoglienza, attraverso la testimonianza di un ospite ritrovatosi a «vivere in mezzo alla strada», come da lui stesso raccontato. Chiara Arletti, coordinatrice di Charitas Asp, ha illustrato i progetti dedicati a persone diversamente abili. «Un’assistenza a 360° - ha spiegato Arletti – che va dai pasti agli aspetti sanitari e riabilitativi, dalla fisioterapia a soprattutto trovare un senso di quotidianità, costruire un’identità, un ruolo all’interno della società anche per le persone con disabilità più gravi». Porta Aperta ha presentato la Casa di Abramo, in cui sono offerte «accoglienza residenziale, scuola d’italiano, d’informatica e di cucito» ai richiedenti asilo. Un servizio nell’ottica di «svolgere attività per i ragazzi e con i ragazzi, attraverso le loro qualità».

Il Csi ha lanciato un progetto d’inclusione con persone Sinti nel calcio a sette perché, come ricordato dal vicepresidente Raffaele Della Casa, «lo sport è l’esempio più importante ed efficace di conoscenza». L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ha ricordato l’attività contro la prostituzione, suscitando un applauso con le testimonianze di «ragazze che si sposano, mettono su famiglie, iniziano ad avere esperienze personali importanti».

A Francesco Marsico, responsabile nazionale della Caritas, il compito di ricordare che «non c’è una definizione unica di povertà». I dati su quella assoluta in Italia mostrano un aumento dal 2005 (quando era povero in senso economico il 3,3% della popolazione) al 2017 (8,3%). La sfida, ha ripreso Marsico, è passare «da un welfare imposto dall’alto a un modello attivante». «Se parliamo genericamente dei poveri ci dimentichiamo dei poveri davanti a noi», ha ribadito il vescovo, citando il Vangelo. Ecco quindi l’invito «a non fare attendere il povero nel nome della povertà», mettendosi al servizio, anzi (come ribadito da don Erio) «ai piedi del povero, suscitando in lui tutte le risorse che rimangono per non rischiare di essere umilianti». —


 

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