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viaggio nella scuola 

Sui banchi dello Spallanzani dove si impara sperimentando

Alfonso Scibona
Sui banchi dello Spallanzani dove si impara sperimentando

L’istituto di estrazione cristiana adotta un innovativo metodo di insegnamento Il prof. Romoli: «Stimolare la curiosità dei ragazzi è la soluzione per farli crescere»

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Un open day che apre le porte delle scuole per fare capire alle persone che devono iscrivere i propri figli i pregi di ogni istituto. È avvenuto alla Spallanzani di Sassuolo, una scuola paritaria che raccoglie sempre più consensi.

«Noi continuiamo una tradizione - ha spiegato il coordinatore Giuliano Romoli - e per la scuola di Sassuolo è il quarto anno. La scorsa stagione abbiamo licenziato i primi alunni di terza media con degli ottimi risultati. Anche le prove Invalsi sono state molto positive con risultati al di sopra della media nazionale. Il nostro istituto è di ispirazione cristiana e ha caratteristiche molto importanti: la prima, ci tengo a sottolinearlo, è l’ambiente di apprendimento. Gli studenti possono sviluppare competenze soltanto in un ambiente che le favorisce e l’ambiente lo generano gli insegnanti attraverso il loro spirito di accoglienza, la loro amicizia, il loro sorriso, il coordinamento e la collaborazione che riescono a realizzare. Quando i ragazzi sono inseriti in questo contesto la loro capacità di apprendimento è esaltata al massimo. Si tratta della nostra missione, da realizzare con un solo obiettivo: che escano dalla scuola media e siano formati alle superiori al massimo della qualità».

Il lavoro di equipe premia sempre. «Gli insegnanti – continua Romoli - sono collegati tra loro e gli argomenti vengono svolti a diversi livelli da tutti. La conoscenza e le materie non sono a compartimenti stagni e tutti gli insegnanti si trovano frequentemente e costituiscono una rete in modo tale che la realtà viene vista da diverse finestre ovvero le materie. Un altro aspetto è quello della didattica laboratoriale. Noi puntiamo molto sul fatto di poter osservare, toccare, manipolare l’oggetto della conoscenza in modo tale da suscitare delle domande negli alunni a cui gli insegnanti possano rispondere inserendo anche gli argomenti teorici. Non si fa quindi scuola in modo classico, ma la si fa attraverso l’esplorazione della realtà per poi trattare la teoria che consente di capire cosa si sta facendo. Altro aspetto della nostra didattica è quello della personalizzazione, cioè non sono gli alunni a doversi piegare alla scuola, ma è la scuola che si deve plaslamare sugli alunni che hanno ognuno un diverso stile di apprendimento. La scuola deve cogliere e valorizzare questo stile. C’è chi impara in un modo e chi in un altro e noi ci siamo attrezzati per fare in modo che ogni iscritto apprensa secondo le proprie capacità e stile».

E i risultati, come evidenziato anche dalle prove Invalsi, si vedono. «Abbiamo la soddisfazione che i nostri alunni appena usciti, molti dei quali frequentano il Formiggini nella succursale sopra di noi - conclude il prof - ci vengono a trovare dicendo che i risultati che hanno ottenuti sono ottimi e ne beneficiano immediatamente». —

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